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Il virus mentale di Thiel e la demenza senile come tecnica del caos. Uno tsunami della civiltà

16/01/2026
in Articoli
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C’è una convergenza che va trattata con strumenti analitici, non con indignazione morale: il virus mentale che informa il pensiero di Peter Thiel, guru di Silicon Valley, padrone di Palantir (tecnologie di guerra), e la demenza senile— non clinica ma culturale — diagnosticata da Maria Laura Rodotà come postura pubblica e mediatica del nostro tempo. Non sono fenomeni separati. Sono due tecnologie del disordine, complementari e sinergiche. La loro convergenza non è stata pianificata, ma ha già prodotto alcuni effetti

Il virus mentale agisce per sottrazione normativa. Cancella l’etica dei valori non perché la confuti, ma perché la dichiara irrilevante. I valori diventano un residuo emotivo, una zavorra cognitiva incompatibile con l’accelerazione tecnologica. In questo schema, il progresso non ha bisogno di giustificazioni esterne: si auto-legittima. Ciò che è tecnicamente realizzabile viene trattato come inevitabile, e ciò che è inevitabile come legittimo. La questione del fine viene espulsa; resta solo l’ottimizzazione dei mezzi.

La demenza, così come Rodotà l’ha descritta, opera in modo diverso ma convergente. Non è l’incapacità di comprendere, bensì la scelta di non ricordare. Non è ignoranza, ma amnesia strategica. È una condizione costruita — talvolta mimata, talvolta reale — che consente di eludere nessi causali e responsabilità politiche. Si governa come se il passato non esistesse, come se le decisioni non producessero conseguenze, come se le parole non lasciassero tracce. La memoria diventa opzionale; la coerenza, un lusso superfluo.

Quando questi due dispositivi si incontrano, il risultato è un paradigma di potere radicalmente nuovo. Il virus mentale fornisce l’impulso ideologico: la dissoluzione di ogni limite etico come prerequisito dell’innovazione. La demenza fornisce la copertura operativa: l’impossibilità di attribuire colpa, intenzione, responsabilità. In mezzo, la politica si trasforma in amministrazione del caos, non più in governo dell’ordine.

È in questo quadro che la maggiore potenza mondiale — gli Stati Uniti, spogliati di ogni residuo universalistico — diventa un agente strutturale di destabilizzazione. Non esporta più modelli istituzionali, ma discontinuità. Non costruisce alleanze, ma dipendenze asimmetriche. Non garantisce regole, ma eccezioni permanenti. Il paradosso è che questo caos non risparmia neppure i regimi monolitici dispotici: li disarticola, li costringe a reagire, li espone a fratture interne. Il disordine, una volta liberato, non obbedisce.

Il punto cruciale è che il virus mentale ha bisogno della demenza come ecosistema. Senza l’erosione sistematica della memoria pubblica — giuridica, storica, istituzionale — l’ideologia tecnodeterminista resterebbe confinata a un’élite. È la sospensione della responsabilità, resa possibile dall’amnesia collettiva, che la trasforma in potere materiale.

Esiste ancora un varco? Sì, ma è stretto e controintuitivo.Non passa attraverso la nostalgia dei valori, facilmente neutralizzabile come retorica, né attraverso la moralizzazione del dibattito, che il sistema assorbe come rumore, e neppure attraverso l’illusione di una tecnologia “buona” contrapposta a una “cattiva”.

Il varco passa attraverso la ricostruzione della memoria come infrastruttura del diritto. Memoria non come celebrazione, ma come vincolo operativo: ricordare per imputare, per collegare decisioni ed effetti, per impedire che l’eccezione diventi norma senza dichiararlo. La democrazia non è un sentimento condiviso, ma un sistema di archivi vivi, di precedenti che resistono all’oblio.

Affrontare questo tsunami della civiltà non significa arrestare il progresso tecnologico — obiettivo privo di senso — ma reinserirlo in un regime di responsabilità verificabile. Significa rallentare dove il potere pretende accelerazione, ricostruire nessi dove il caos esige frammentazione, restituire tempo al diritto.

Il virus mentale prospera dove tutto corre. La demenza strategica prospera dove nulla viene ricordato. La democrazia sopravvive solo dove la memoria smette di essere un’opzione e torna a essere una costrizione.

(L’articolo è stato elaborato con il supporto dell’IA)

 

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Tags: demenza senilemaria luisa rodotàstrategia caosthieltrumpvirus mentale

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