Sembrava di sentire Giorgia Meloni, e attraverso di lei, Donald Trump, quando il Ministro degli Interni, Piantedosi, ex prefetto, politicamente radicalizzato e conformato, nel suo intervento alla Camera ha proclamato che il pestaggio di un agente durante la manifestazione di Torino per protestare contro la chiusura di un centro sociale “extraparlamentare”, proclama che “siamo in presenza di una sistematica strategia di eversione dell’ordine sociale democratico”. In realtà era di fatto un prologo al prossimo decreto sicurezza, il terzo del governo Meloni, a conferma che i precedenti non sono serviti a niente.
Riavvolgiamo il nastro. I fatti di Torino sono stati provocati da anarchici nichilisti violenti provenienti anche da altri paesi europei, ed un vecchio nucleo di black-block, che da due decenni imperversano in Piemonte adottando metodi di guerriglia contro lo Stato, a cominciare dalla secolare battaglia No-Tav. L’assalto, recente, alla redazione del quotidiano “La Stampa”, è l’azione più inquietante e violenta di questo grumo violento, all’indomani della grande mobilitazione popolare in centinaia di città italiane, a favore della Palestina e contro la destra religiosa al governo d’Israele, cui vengono addebitati 70 mila morti circa. Gli incidenti provocati nel corso degli affollati cortei che protestavano contro la politica di cooperazione dell’Italia con Israele, hanno offerto alla Presidente del Consiglio, lo strumento per fare di milioni di italiani scesi in piazza, un’area del crimine organizzato.
Il pericolo che la manifestazione di Torino fosse un’azione condotta nell’ambito di una strategia dell’eversione dell’ordine sociale, come denuncia Piantedosi, avrebbe dovuto suggerire che essa non fosse autorizzata in considerazione dell’estrema gravità delle sue motivazioni. Le questure italiane non autorizzano funerali né processioni nel caso in cui si temano disordini ed incidenti.
Il Ministro degli Interni nel suo intervento alla Camera dei deputati ha detto di essere stato informato che la manifestazione sarebbe stata “una resa dei conti” con la polizia, in risposta alla chiusura del centro sociale. Le buone ragioni dei divieto c’erano tutte.
Se si è deciso di autorizzarla, si era convinti che avrebbe potuto essere vigilata, controllata, “custodita” entro il perimetro dell’ordine pubblico? E’ sfuggita di mano? Le maglie erano troppo larghe? Le violenze sono state giudicate politicamente…accettabili?
Sono stati arrestati, a quanto pare, 700 persone. Una liturgia. Ma quanti ne sono stati trattenuti? Nessuno o pochi, segno che verso gli arrestati non c’erano accuse di flagranza di reato?
Occhio al movente, vale la pena di prestargli attenzione.
Quali sono gli obiettivi della protesta violenta e del disordine? La “vendetta” verso l’ordine di chiusura del Centro sociale torinese?
Chi vuole la sua riapertura, nuovi spazi per la socialità, non può creare le condizioni perché questo obiettivo si allontani definitivamente. Ben chiaro e assai prevedibile sarebbe stato il day-after: maniere forti, restrizione del dissenso e sua strumentalizzazione politica. L’attribuzione alla sinistra di una intelligenza, organica o meno, con l’eversione, assicura dividendi alle urne. Ne consegue che il “nemico” della sinistra è la violenza, il “passamontagna”, la schermatura, l’anonimato dei violenti, e le loro motivazioni.
Il contesto, infine: la vigilia dell’ennesimo decreto sicurezza, lo sdegno planetario (e molto italiano), contro i metodi dell’amico americano, messi in atto dalla milizia presidenziale, l’ICE.
Possiamo escludere che questa rete di anarchia nichilista sia infiltrata, secondo una antica profezia dell’ex Presidente Cossiga? Siamo sicuri che la cosiddetta “guerra ibrida” venga combattuta solo attraverso hacker, sabotaggi, sofisticate tattiche spionistiche – già acclarate e denunciate nelle sedi istituzionali dal Ministro della Difesa Crosetto, in questa circostanza molto severo ed allarmato verso i violenti di Torino – e abbiano mandanti interessati a destabilizzare il nostro Paese, ritornato sulla faglia “di mezzo”, come negli anni del terrorismo rosso e nero, abbondantemente infiltrato?
Se avessimo una Costituzione “colabrodo” come quella americana, le parole del Ministro Piantedosi avrebbero abbondantemente giustificato l’emanazione dell’insurrection-Act, leggi speciali, che cancellano competizioni elettorali e consegnano all’esercito ed alle polizie poteri eccezionali: la fine della democrazia, che negli USA viene annunciata da centinaia di decreti presidenziali emergenziali e dalla sistematica violazione dei poteri di controllo.
In Italia le intenzioni, qualunque esse siano, rimangano intenzioni, grazie alla Carta costituzionale, ma la percezione, giusta o sbagliata, che esse possano ambire a svolte epocali, basta ed avanza per obbligarci all’allerta, operosa e responsabile, condannando e denunciando ambiguità e silenzi, da qualunque parte politica traspaiano.
I decreti sicurezza, così come la messa sotto accusa politica dei magistrati da parte del governo, legittimano una vigilanza preventiva.








