Legge elettorale truffa, “salva-Meloni”, scialuppa o ciambella di salvataggio? Presto i contorni della proposta ci riveleranno la vera natura del disegno di legge uscito da una lunga notta – dodici ore con sottofondo canzonette di Sanremo, pare – di confronto fra i leaders dei quattro partiti della maggioranza di centrodestra.
Comunque sia il disegno di legge ci fa immaginare il bando di un concorso pubblico elaborato ad immagine e somiglianza del candidato che deve assolutamente vincerlo. In più, siccome occorre spezzare il ritmo all’avversario durante la gara referendaria, la drittata ha il compito di distrarre l’avversario e coinvolgerlo in un “incidente”, sperando che si volti dall’altra parte e lo sorpassino.
L’astuzia è volpina, non c’è che dire. Se si si trattasse di un concorso pubblico e non di una riforma della legge elettorale, i maligni sospetterebbero l’abuso d’ufficio (reato abolito per volontà del governo).
I quattro partiti della maggioranza, FDI, FI, Lega e Noi Moderati, hanno depositato testo della proposts di disegno di legge che cambia il sistema elettorale ad un anno dal rinnovo delle Camere: cancellazione dei collegi uninominali, ricco premio di maggioranza del 40%, liste bloccate (niente preferenze), proporzionale (molto aggiustato per l’occasione).
Moventi multipli: tenere in piedi l’attuale sistema con i collegi avrebbe permesso all’opposizione di essere pericolosamente competitivo, bisogna sbaraccarlo, in fretta. E c’è da suggellare l’intoccabilità di chi siede nei banchi del Parlamento: permanenza nella legislatura successiva, se il voto nella materia di maggior pregio, fedeltà al capo, è alto.
Il premio di fedeltà, assegnato dal leader dello schieramento politico, non è certo un incentivo per riportare i cittadini alle urne, ma è un “contentino” ai parlamentari cui verrà richiesto di “eclissarsi” a favore dell’esecutivo con l’elezione diretta del Presidente del. Consiglio.
La partecipazione democratica non rientra negli obbiettivi dei presentatori della nuova legge elettorale. Il rammarico e il disappunto sull’astensione sono riservati al dopo-voto, durante il quale si discetta sulle cause della disaffezione dei cittadini verso i partiti e le istituzioni democratiche. Una liturgia breve.
Perché sorprendersi? E’ come pretendere da chi arraffa la “refurtiva” – cioè il consenso elettorale – s’ingegni per evitare il ripetersi del misfatto. Chiusa la partita referendaria, se ne aprirà perciò un’altra, non meno rilevante, anzi: lavori in corso per disegnare il regime trumpiano in Italia.








