L’Italia? Repubblica presidenziale. Riforma elettorale? Fregatura in arrivo. I parlamentari? Eletti dai leader, altro che popolo sovrano. Tutta la verità e nient’altro che la verità…
L’Italia è una repubblica parlamentare, lo afferma la Costituzione. Lo è davvero? E fino a che punto? Nella realtà lo è nella forma, non nella sostanza. Per evitare che lo sia, ad ogni vigilia di voto, dietro l’angolo, c’è la riforma elettorale. Solo un ingenuo affetto da grave deficit cognitivo può credere che le riforme elettorali della vigilia, abbiano altro obiettivo che quello, non detto, di aggiustare le cose a proprio favore.
I risultati elettorali, stando all’esperienza fin qui maturata, invero non premiano i furboni del last-minute, ma ciò non toglie che tempistica sia una spia delle reali intenzioni, avvantaggiare la propria parte politica (coalizione, partito).
Ciò che viene chiamata “stabilità” – la proposta di riforma formulata dal centrodestra si chiama “stabilicum” – mira con opportuni accorgimenti a mantenere il Parlamento ai margini e offrire al governo il poker in mano per vincere ogni partita senza bisogno di giocarla. Le leggi sono fatte attraverso decreti leggi ”urgenti”e sono approvati postumi dal Parlamento con voto di fiducia, cui non si può dire di no.
L’abolizione delle preferenze, le liste bloccate, il premio di maggioranza, il maggioritario al trenta per cento circa delle circoscrizioni elettorali, danno oggi alle segreterie dei partiti un potere assoluto; i leader dei partiti non devono soggiacere ad alcuna regola democratica interna, ed eleggono deputati e senatori secondo le loro valutazioni.
In particolare, il premio di maggioranza alla coalizione che prende un voto in più, assegna una larga fetta di parlamentari alla coalizione ed ai partiti vincenti, sottraendoli alla coalizione ed ai partiti perdenti, penalizzando la volontà degli elettori. La larga fetta di parlamentari acquisita grazie al premio ed eletti con liste bloccate confezionate dai leader “scodellano” un Parlamento simile ad una servitù di passaggio; le segreterie politiche sono oligarchie inamovibili, monarchie assolute che privilegiano talvolta la successione ereditaria;
la fine del finanziamento pubblico dei partiti non ha cancellato la cessione di risorse alla politica, ma le ha trasferite dai partiti ai gruppi parlamentari, la cui sudditanza è mantenuta dal potere di formazione delle liste, cioè dei leader che detengono la proprietà del simbolo.
La questione “primarie” si o no, non è un problema del Partito Democratico, che le ha istituite e ne ha fatto una peculiarità nel panorama politico, ma una questione di democrazia.
L’abolizione delle preferenze, il premio di maggioranza, l’assenza di regole democratiche nei partiti, spiegano in modo forte e chiaro la ragione per la quale la partecipazione alla vita pubblica è così modesta da avere contagiato la presenza degli elettori alle urne.
Insomma, la stabilità, come la corazzata Potiomkin di Fantozzi, è una cagata pazzesca gettata in faccia ai cittadini italiani, come fosse un regalo della generosa regina alla sua gente devota.








