Se mi venisse chiesto a quale processo mi piacerebbe assistere, non avrei dubbi: il più intricato, incerto, imprevedibile, coinvolgente, sarebbe il processo ad Adamo ed Eva. Con loro saliremmo tutti sul banco degli imputati. Di quale colpa dovrebbero rispondere gli imputati? La colpa condivisa che attribuisce ad Adamo ed Eva un valore universale o una colpa individuale, ma diversa? E non dovrebbe andare a giudizio anche il serpente, il manipolatore? convitato di pietra o un agente attivo?
Il racconto di Adamo ed Eva appare nel Genesi, dove viene descritto il loro atto di disobbedienza a Dio mangiando il frutto proibito. Eva è tentata dal serpente e decide di mangiare il frutto, ma Adamo, pur non essendo inizialmente tentato, accetta comunque il frutto. Non è solo una allegoria giudaica e cristiana. Nella mitologia sumera, Enki, il dio della saggezza, mangia dei frutti proibiti appartenenti a Ninhursag, la dea della terra. In seguito, Ninhursag lo maledice, e per guarirlo, lei deve creare delle divinità per curare ciascuna delle parti del corpo di Enki. Nella mitologia greca, il mito di Pandora è spesso paragonato alla storia di Eva. Zeus crea Pandora come punizione per l’umanità e le consegna un vaso che non deve aprire. Quando Pandora lo apre per curiosità, libera nel mondo tutti i mali, lasciando solo la speranza. La mitologia norrena presenta l’albero Yggdrasil, un grande frassino che contiene tutta la conoscenza e connette i vari mondi. In cima all’albero c’è l’aquila, simbolo di saggezza, mentre alle radici si trovano il serpente Níðhöggr e tre divinità che custodiscono la conoscenza dell’universo.
La storia di Adamo ed Eva riflette il viaggio umano verso la consapevolezza, un mito che esplora la dualità umana tra innocenza e consapevolezza morale, tra la tentazione e la responsabilità.
Se consideriamo il racconto come una metafora, entrambi i protagonisti sono responsabili, poiché rappresentano l’intera umanità. Abbiamo il diritto-dovere di giudicarli, in piena coscienza e con gli strumenti del nostro tempo? Ci siamo dentro fino al collo in questa storia.
L’indispensabile iatuttoria. Chi mandare a processo? L’idea di incolpare solo uno dei due – o dei tre includendo il Serpente – potrebbe suggerire una lettura semplicistica, in cui il peso della colpa viene attribuito in modo sproporzionato, ignorando l’importanza della libertà e della responsabilità individuale. L’interpretazione della colpa condivisa, al contrario, riconosce che i comportamenti degli attori di questo dramma umano, sono ugualmente cruciali.
L’istruttoria deve uscire dal seminato, scena del crimine, per esempio: la giustizia terrena deve accettare di essere infiltrata da quella divina se aspira alla legittimità del suo operato. Il peccato ed il crimine devono convivere in qualche modo.
Secondo l’interpretazione tradizionale, Eva potrebbe essere sul banco degli imputati come responsabile principale, poiché è lei a essere tentata per prima dal serpente e a prendere l’iniziativa di mangiare il frutto. Gli indizi di colpevolezza consigliano il rinvio a giudizio di Eva, Adamo e il Serpente.
In un processo moderno, con un’accusa formulata secondo le leggi italiane odierne, la colpa di Adamo, Eva e il Serpente verrebbe considerata sotto il profilo giuridico come un’azione che ha portato a conseguenze su larga scala. Potremmo ipotizzare un’accusa che rientra nell’ambito dell’istigazione al reato, in base all’Articolo 414 del Codice Penale italiano, che punisce chiunque inciti altri a commettere un reato. Si accusa Eva di istigazione alla disobbedienza verso un comando superiore (dato direttamente da Dio) e di aver indotto Adamo a compiere lo stesso atto. Secondo l’interpretazione teologica tradizionale, Eva avrebbe preso l’iniziativa di consumare il frutto proibito e avrebbe quindi influenzato Adamo, offrendoglielo e spingendolo a disobbedire. Infine, il Serpente, in questo processo, potrebbe essere considerato responsabile di istigazione e induzione al reato, in base all’Articolo 111 del Codice Penale, che disciplina l’induzione a commettere reati da parte di altri soggetti.
La formula dell’accusa: “L’imputata Eva è accusata del reato di istigazione alla disobbedienza, per aver agito in maniera consapevole e intenzionale contro il comando di un’autorità superiore, e di aver indotto un terzo (Adamo) a compiere lo stesso atto, con piena consapevolezza delle conseguenze dell’azione intrapresa.”
Nel ruolo di “diavolo tentatore”, il serpente viene messo sotto accusa come il responsabile indiretto, i giudici potrebbero spostare così la colpa su una figura esterna e lasciando Adamo ed Eva come vittime della manipolazione.
L’eden è la scena del crimine. Blasfemia o giustizia, finalmente?
(continua)
