Lettera a Conte. Caro Giuseppi, fammi sapere chi sei e che cosa vuoi, per favore

Caro Giuseppi (la memoria del tuo nome storpiato da Trump non va persa), ti scrivo come osservatore attento alla storia politica del Paese, avvertendoti che non ho mai avuto grande trasporto né per la tua storia politica né per il tuo partito. Questo, tuttavia, non mi fa perdere il senso delle cose, né mi induce a voltarti le spalle. Se avessi un ruolo, infatti, mi imporrei di parlare con te, ed attraverso di te, con il partito che rappresenti e guidi. Non potrei ignorarti, perché – bene o male – stai dentro un territorio politico, cui mi sento di appartenere, che non è affatto felice delle cose come stanno. Così ho deciso di scriverti. Una lettera aperta, come si sul dire, nella quale adotto un linguaggio da bar sport o quasi con il proposito di non tradire le mie ragioni.

.Ti pongo un quesito elementare: che cosa serve oggi all’area politica cui ti ascrivi, il centrosinistra? La logica suggerisce che serva un campo di forze che sia in grado di modificare lo stato delle cose. La faccio semplice: se si trattasse di una battaglia campale fra eserciti che si confrontano all’ama bianca, la risposta non cambierebbe di una virgola: costruire una coalizione che abbia i mezzi e le risorse per competere con l’avversario. Nelle gerarchie delle priorità, rafforzare i ranghi è un imperativo categorico, altrimenti l’esito della battaglia è scontato: la sconfitta e la decimazione del proprio esercito.

Se così è, ciò che occorre è arruolare alla causa le risorse disponibili, anche al costo di trovarsi accanto qualcuno che non ti è affatto amico. Se le regole della disputa pretendono che la vittoria arrida a chi conquista il maggior numero di consensi, non puoi prescindere dalla necessità di accogliere credenti e miscredenti sull’altare dell’esito finale. Machiavelli non c’entra, il risultato finale sì.

Ti ricordo che in passato qualche sacrificio, sull’altare del risultato, mettere a reddito la messe di viti guadagnata alle urne, l’hai fatto. Il primo comandamento del M5S, era l’aurea solitudine, nessun contagio partitocratico, non farsi inquinare. E’ accaduto che hai fatto il governo con la Lega di Salvini, con la quale non avevi niente da spartire; poi sei andato al governo con il PD, che era il tuo nemico storico, infine sei entrato nel governo Draghi, che non apprezzavi (essendo il rappresentante storico dei poteri forti). Insomma, non ti sei fatto mancare niente. Con questo curriculum, come faccio a giustificare la tua idiosincrasia per Matteo Renzi, sul quale conservo peraltro le mie remore e le mie riluttanze (senza tuttavia farne il capro espiatorio delle débacle politica del centrosinistra). Come faccio a capire la rinuncia a batterti ad armi pari contro l’attuale maggioranza di governo, regalandogli così lunga vita? Cosa devo pensare? che la volontà di cambiare le cose non sia il risultato cui agogni?

Quanto alle posizioni politiche su cui punti i piedi, esterno alcune perplessità. Scelgo la questione che mi sta più a cuore, il più divisivo dei temi, la pace in Ucraina. Vuoi la pace, niente armi italiane, come la Lega di Salvini. Invochi la pace dopo giorno, come Papa Francesco, la cui voce però non è “politica”: il pulpito del Pontefice è la fede, che reclama la fine di ogni guerra e si rivolge agli uomini di buona volontà, che non sono i tuoi interlocutori privilegiati. Il tuo partito ha responsabilità politiche, non ha un pulpito religioso e morale dal quale offrire i sermoni pacifisti  Vuoi la pace, senza farci sapere a quale prezzo: la rinuncia a difendere la patria da parte degli ucraini? La consegna delle libertà civili e religiose ucraine agli invasori, perché gli ucraini sono nazisti e le armi della Nato sarebbero vicine a Mosca, come se i missili nucleari e le tecnologie moderne fossero rimaste quelle della crisi cubana, quando gli Usa di Kennedy fecero il blocco navale (ma non invasero Cuba)?

Le distanze “nucleari” oggi non hanno alcuna rilevanza, come ben sai. Le ragioni della tua pace, perciò, non riesco a capirle. Fossi tu un putiniano di vecchia data, come Salvini, me ne farei una ragione, ma non è così. Pretendi più diplomazia e più volontà da pace dalla parte sbagliata, cioè il tuo Paese, l’Europa, le democrazie occidentali. Il tuo pacifismo mi smarrisce. Accettando la pace di Putin, l’Occidente darebbe alla Russia putiniana il passi-permanente per ogni scorribanda in Europa. Piuttosto che la pace – anche una pace senza condizione – offriremmo formidabili incentivi per altre aggressioni.

Faccio una pausa, non ho più voglia di andare avanti, caro Giuseppi. Anche perché non so niente del destinatario della mia lettera, ignoro le sue volontà, i suoi obiettivi, le sue reali relazioni politiche, i suoi sentimenti e i pensieri prevalenti. Sì, anche quelli mi interessano, oggi.

So bene che la mia lettera viaggia dentro una bottiglia in mare, dove giacciono sul fondo i morti (di fame) e in superficie navigano gli squali, adusi a alimentarsi di tutto, anche delle bottiglie. Scriverla mi serviva, non lo nascondo, è stato come togliersi un groppo in gola, spezzare una lunga astinenza creativa e tanto altro, che ti risparmio…

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