L’Italia e Trump, rischi, dubbi, tanto “do ut des” e tanto Musk

L’elezione di Donald Trump per un secondo mandato negli Stati Uniti rappresenta per l’Italia un cambiamento che impone attente riflessioni, non solo per le sfide che pone ma anche per le inaspettate opportunità che potrebbe offrire. Trump, con il suo stile deciso e transazionale, tratta alleati e avversari secondo logiche di beneficio immediato e reciproco, esaltando il principio del “do ut des” come fondamento della sua politica estera. Questo approccio, già sperimentato nel suo primo mandato, rischia però di mettere in discussione gli equilibri più tradizionali della cooperazione occidentale, inclusi quelli europei.

In ambito commerciale, Trump ha già dimostrato di non considerare l’Unione Europea come un alleato intoccabile, anzi, ha più volte criticato Paesi europei, in primis la Germania, per i loro surplus commerciali. Se l’Italia, che ha un rapporto commerciale relativamente positivo con gli Stati Uniti, potrebbe non essere il primo obiettivo delle eventuali guerre commerciali trumpiane, è probabile che le sue esportazioni verso gli USA siano vulnerabili a eventuali dazi o politiche restrittive. Settori come il lusso e l’agroalimentare, pilastri dell’export italiano, potrebbero dover fronteggiare nuove pressioni o rinegoziazioni.

La forte alleanza tra Trump ed Elon Musk suggerisce che la tecnologia, in particolare l’industria aerospaziale e dell’automotive (settori in cui Musk ha grande influenza), potrebbe acquisire centralità nelle negoziazioni. Questo potrebbe offrire un’opportunità per il settore industriale e tecnologico italiano, che potrebbe trarre vantaggio da partnership tecnologiche e innovazioni con attori statunitensi in un contesto di rivalità con la Cina. Tuttavia, il rischio è che la collaborazione si svolga esclusivamente su termini dettati da Washington, con un’Italia subordinata a logiche industriali esterne e senza potere negoziale paritetico.

Trump ha spesso manifestato scetticismo sull’efficacia e sulla necessità della NATO, spingendo affinché l’Europa, Italia inclusa, contribuisca di più alla propria difesa. Il rischio è che l’Italia, membro cruciale del fianco meridionale dell’Alleanza Atlantica, debba aumentare le sue spese militari senza poter fare affidamento sul tradizionale ombrello americano, un fattore che potrebbe mettere a dura prova la già fragile economia italiana. Allo stesso tempo, però, l’Italia potrebbe trovarsi a dover rafforzare la propria cooperazione in ambito difensivo con altri partner europei o cercare accordi bilaterali diretti con gli Stati Uniti, dove la diplomazia e i rapporti personali con l’amministrazione americana potrebbero assumere un peso maggiore.

Trump potrebbe rallentare le politiche globali sul clima e incoraggiare il ritorno a un modello energetico basato sui combustibili fossili, in netta contraddizione con l’impegno dell’Unione Europea verso la transizione verde. Per l’Italia, che ha fatto grandi sforzi per allinearsi agli obiettivi ambientali europei, questo potrebbe significare un aumento delle pressioni verso un maggiore utilizzo di risorse fossili o uno stallo nei progetti di investimento nelle energie rinnovabili, specialmente se le industrie italiane dovessero trovarsi in una posizione competitiva svantaggiata rispetto ai concorrenti statunitensi favoriti da una normativa ambientale più permissiva.

Inoltre, con il potere federale in mano repubblicana, Trump potrebbe scoraggiare iniziative di collaborazione tra Italia e USA in ambiti come la lotta al cambiamento climatico, costringendo l’Italia a cercare partner alternativi, magari in Asia o in Nord Europa, o a investire ancor più autonomamente nei progetti di sostenibilità.

La guerra in Ucraina è un altro ambito che potrebbe cambiare con l’elezione di Trump. Mentre gli USA potrebbero ridurre il loro sostegno a Kiev, molti Paesi europei, Italia inclusa, sarebbero costretti a riconsiderare le loro strategie di difesa e di approvvigionamento energetico. L’Italia, storicamente influenzata dal gas russo, potrebbe trovarsi in una posizione di particolare vulnerabilità nel caso in cui dovesse affrontare una crisi energetica legata a ulteriori tensioni con Mosca. Inoltre, la spinta di Trump per un “quick fix” della guerra potrebbe imporre all’Italia un ruolo diplomatico difficile, bilanciando tra le esigenze di sicurezza europee e l’indirizzo americano.

L’Italia, con una società già polarizzata, potrebbe assistere a una divisione ancora più netta in termini di politica interna, in linea con la spinta isolazionista e populista che la politica di Trump rappresenta. La retorica nazionalista e anti-immigrazione, centrale nella visione politica di Trump, potrebbe influenzare ulteriormente le forze politiche italiane, portando a un inasprimento del dibattito su temi come immigrazione e sicurezza, già sensibili nel contesto politico italiano.

La ’elezione di Trump apre per l’Italia uno scenario di grande incertezza.

 

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