Per conto ed a nome di chi andremo a votare? Ormai è dato per scontato che subiremo forti ingerenze alle urne. Ingerenze che partono da lontano, pianificate ad Est che ad Ovest: una competizione virtuosa e antagonista fra gli USA-maga di Trump e la Russia autarchica di Putin. L’Italia sta in frontiera, come sempre, ma gli strumenti, i mezzi, le risorse sono di gran lunga più efficaci che in passato per via delle piattaforme tecnologiche, le fabbriche di “opinioni” e di fake. Se i partiti venti anni or sono potevano nascere dopo una cena tra pochi big, oggi emergono attraverso campagne di comunicazioni mirate ed “ascendenti”, come nel caso di Futuro. Nazionale.
Un percorso netto e ricco di successi, dalla Brexit di Farage, pupillo di Trump (primo mandato) alla Sassonia dell’AFD cara a Putin, passando per la Le Pen (cassaforte Cremlino) e , più modestamente per il nostro Salvini, Vice Primo Ministro, il cui partito è federato da anni con Russia Unita, partito di Putin. Il passaggio ad est è ben oleato, progettato con lungimiranza, estraneo alle umoralità, intemperanze e bullismo trampiano. Funziona meglio perciò, ma ad Ovest, grazie alle risorse ingenti del mondo Maga (caro a Giorgia Meloni), può contare sulle Fondazioni culturali USA, senza problemi di budget, capaci di triangolare aiuti con encomiabile solerzia (grazie all’Ungheria di Orban nel recente passato), e di arrivare alla testa dell’acqua, in Italia, fin nelle stanze dei bottoni.
Chi non ricorda “la bestia”, la campagna comunicazionale della Lega, al tempo degli incontri moscoviti fra autorevoli rappresentanti dei due partiti federati (Lega e Russia Unita e dei successi elettorali di Salvini (34 per cento).
Non solo fabbriche di fake, naturalmente. Sono scesi in campo gli influencer filorussi, arcinoti, trinariciuti guardiani di Putin che operano su carta stampata, tour, libri, giornali. Chi sta con Putin, è nemico dell’Europa. E chi sta con Trump, pure. Una equazione.
Per scoprire, chi sta con chi, comunque basta dare un’occhiata ai giornali governativi, tenuti in vita con dispendio di risorse notevoli, generosamente distribuite dalle cliniche private di Angelucci, deputato leghista, o sfogliare un influente giornale dell’area progressista, da cinque anni in prima linea nella “operazione speciale” di Putin contro l’Ucraina invasa e nella decostruzione dell’Unione Europea (vi affidiamo il compito – affatto complicato – di indovinare la testata: non ci troverete mai un solo dubbio sulle buone ragioni del Cremlino di annettersi la ricca Ucraina e sulle malevoli intenzioni dei guerrafondai europei) .
L’AI, coinvolta da Fratelli d’Italia, ha rivelato una «affinità ideologica così profonda che va oltre una semplice somiglianza» fra il programma di Futuro Nazionale e quello di Russia Unita, riferisce il Corriere della Sera (19.9.26). “I due programmi sono «uguali» su istruzione, gioventù, identità, famiglia e cultura. «Molto simili» sulla politica estera, sull’immigrazione, sulla sicurezza, sulla sanità. «Simili» sulla giustizia…”
La competizione fra Meloni e Vannacci è minuziosa ma, a sentire insigni politologi, potrebbe liquefarsi come neve al sole se dovrà fare di necessità, virtù, alla vigilia dell’apertura delle cabine elettorali. Il “banco” rimane nelle mani delle piattaforme social, cioè di Trump, che ne è il tutore in Italia, e dei maghi di San Pietroburgo, dove il GRU, figlio del KGB, ha creato la scuola dell’ingerenza “virale”, che si avvale del braccio secolare la diplomazia degli intrighi più perfidi, dove l’arma del ricatto vale mille ordigni atomici (Epstein Files).
Preferenze o no, non è affatto peregrino chiedersi quanti italiani faranno di testa propria alle urne o subiranno la seduzione dell’algoritmo, a loro insaputa.





