Primarie, secondare o che cosa? E’ inevitabile sfidare la logica, ormai vincente, della leadership, che l’avversario ha costruito, come un muro invalicabile grazie alla capitolazione dei partiti, come aggregatori di consenso? Il principe di Danimarca ragiona sulla scelta tra accettare gli strali dell’imperiosa fortuna o ribellarsi, comparando la morte a un sonno rilassante che potrebbe porre fine alle sofferenze umane. Il dubbio e il timore dell’ignoto lo fanno indugiare, mutando il coraggio in esitazione. E’ la condizione del convitato di pietra immaginario, l’Amleto che non esiste, ma è come se esistesse sedendo a capotavola del centrosinistra alla vigilia delle politiche.
Bisogna accettare la lacerante sfida casalinga, le primarie, incubazione di divisioni, giudicate una follia da tante menti pensanti? Chi perde la sfida alle primarie, PD o M5S, resterà dov’è, cuore e testa, oppure sceglierà l’avversario alle urne? Il pericolo è concreto: incombe soprattutto sul M5S, che non ha affondato l’ancora sui fondali del centrosinistra?. La sfida, forse inevitabile forse no, fra Conte e Schlein, potrebbe scippare al partito maggioritario, il PD, l’accesso a Palazzo Chigi, ritenuto comunemente un giusto riconoscimento in caso di successo. E’ una eventualità affatto remota per la platea vasta di concorrenti democratici alle primarie e per la immagine di Conte temprata da una lunga permanenza a Palazzo Chigi.
Le primarie non saranno sostituite da improbabili secondarie, qualunque cosa con esse s’intenda. Se così è, a meno che non spunti l’uomo o la donna della provvidenza da contrapporre a Giorgia Meloni, si esce dal vicolo stretto, luogo di trappole ed agguati, solo offrendo un contesto omogeneo, fatto di intenzioni, obiettivi e programmi che diano allo schieramento progressista una solida riconoscibile impalcatura, un valore che bilancia il carisma dell’incoronazione così divisivo.
Quanti temono le primarie, brand fondante del PD e conditio sine qua non per l’unità della coalizione, dovranno perciò farsene una ragione, e assumersi la responsabilità di trovare soluzioni equilibrate nella elaborazione della piattaforma programmatica, che fa della leadership una esecutrice diligente. Ciò potrebbe ridurre le distanze fra i partiti della coalizione ed all’interno di essi, ridurre in particolare le tante voci che nel PD indeboliscono le quotazioni della sua leader.





