Lezioni italiane. Mai stata Maga? Giorgia Meloni, a futura memoria
Giorgia Meloni prese le distanze dalle critiche rivolte dal cancelliere tedesco Friedrich Merz alla dottrina e alla cultura MAGA (Make America Great Again) di Donald Trump .
durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco a febbraio 2026, dichiarò che l’ordine post-bellico è cambiato e che i valori e la guerra culturale del movimento MAGA «non sono i nostri», rimarcando una netta distanza tra l’Europa e l’amministrazione Trump.
Giorgia Meloni, da Addis Abeba (dove si trovava per il vertice con l’Unione Africana), ha risposto di non condividere le critiche di Merz. Secondo Meloni, quelle di Merz sono «valutazioni politiche» di partito e non un tema di competenza o interesse dell’Unione Europea. La Presidente del Consiglio italiana compromise, sull’altare dell’amico americano, l’asse italo-tedesco, immaginato dalla stampa europea, quando si lasciave rappresentare come “il ponte” tra EU e USA.
Lezioni americane, il partito democratico non ‘entra niente…con il suo trionfo elettorale!
A leggere certe analisi sul voto americano, pare che il pazzotico palazzinaro newyorchese abbia perso solo per colpa sua. Che ad abbattere rovinosamente il suo totem miliardario non siano stati Clinton e Obama che sono scesi in campo. Ocasio-Cortez che ha chiuso con la stagione del wokismo da combattimento e ha aperto finalmente il cantiere dei diritti sociali. I candidati dem, che dopo 38 anni e un secolo si sono ripresi rispettivamente il Texas grazie a un seminarista presbiteriano e il Kansas con un pastore metodista, che hanno espugnato il Michigan con un musulmano socialista e il New Hampshire con un gay dichiarato, che hanno eletto governatrice la prima donna nera in Georgia é la prima donna nativa in New Mexico.
Non il Partito Democratico, insomma, che pure ora domina il Senato con 54 seggi e la Camera con 237. È come se l’Asinello non avesse alcun merito, …come se non contassero niente tutte le manifestazioni fatte in questi due anni da milioni di americani, scesi in piazza nelle Sanctuary Cities sfidando i miliziani dell’Ice, per protestare contro gli ordini esecutivi e gli arresti di massa, l’esecuzione in strada di Renée Good e di Alex Pretti, la grazia ai golpisti di Capitol Hill e ai medici no vax, l’attacco sistematico ai giudici federali e agli organi di informazione, il genocidio a Gaza e la guerra in Iran, i tagli selvaggi all’UsAid e al Medicare, la benzina e il gasolio a 4 dollari al gallone, la stangata sui prezzi dei beni alimentari, l’impennata dei mutui e dei costi delle case. (Massimo Giannini, la Repubblica 7.11.26)
Lezioni russe, Orban spia del KGB
La rivelazione della rivista VSquare suona come una nemesi per l’ex leader della destra sovranista ungherese, adorato da Donald Trump e preso a modello dai Maga. L’ultimo primo ministro dell’era comunista, Miklós Németh, un riformista che andò al potere nel 1988 e contribuì all’implosione del comunismo aprendo parzialmente le frontiere tra Ungheria e Austria già mesi prima della caduta del Muro a Berlino – accusa Orbán di essere stato una spia comunista.
Németh sostiene, in una deposizione affidata di recente agli archivi dello Stato, che a marzo del 1990, alla vigilia delle prime elezioni libe-re, ricevette tre documenti dal ministro della Difesa, Ferenc Kárpáti, tutti firmati da Orbán e risalenti al periodo del suo servizio militare a Zalaegerszeg, all’inizio degli anni’80. Nei tre rapporti, un giovanissimo Orbán denunciava i suoi commilitoni al regime e riportava i loro orientamenti religiosi, sessuali e politici. Un delatore in erba. “
(Lietta Tornabuoni, La Repubblica, 7.11.26)





