Il sostegno multidimensionale all’Ucraina, votata dalla maggioranza di governo, è l’ultimo degli artifici lessicali, inventati dalla politica per trincerarsi nell’ambiguità, favorire l’omissione. E’ un’arma di distrazione di massa ed una pietra d’inciampo. Si accontenta tutti senza accontentare nessuno. Si supera l’impossibilità di dire come stanno le cose con una espressione che non fa capire niente e lascia immaginare tutto. Il governo Meloni se ne serve per superare un contrasto di fondo sull’aiuto all’Ucraina, dopo l’aggressione militare russa, fra la Lega ed il resto eella coalizione.
Il governo ha “classificato” come segrete sia in Parlamento quanto nell’opinione pubblica le risorse “multidimensionali”, suscitando sospetti e operazioni opache . Siccome si tratta di risorse consegnate all’opinione pubblica come un flusso di denaro tolto dai portafogli dei cittadini italiani e usati malamente, forse per finire in quelle di ucraini corrotti, il sostegno multidimensionale e l’opposizione del segreto finiscono con il danneggiare l’immagine dell’Ucraina, a beneficio dell’operazione speciale di Putin, cioè l’azione bellica.
L’artificio lessicale vanta una ricca storia nel nostro Paese, in specie negli ultimi sessanta anni. La politica italiana ha prodotto un vero e proprio repertorio di acrobazie linguistiche, alcune delle quali diventate proverbiali: convergenze parallele, equilibri più avanzati, opposti estremismi, compromesso storico, maggioranze variabili.
Non si limitano ad addolcire una decisione impopolare: creano uno spazio di ambiguità in cui forze politiche contrapposte possono avvicinarsi senza dichiarare apertamente di aver cambiato posizione. Sostituisce una parola emotivamente negativa con una più neutra. Trasforma un’azione in un sostantivo astratto, oscurando chi agisce. Dire «si procede alla rimodulazione degli stanziamenti» a favore rende meno evidente chi decide di ridurre o spostare le risorse o oscurarle.
Convergenze parallele, Equilibri più avanzati, Compromesso storico, Solidarietà nazionale, Non sfiducia, Centralità democratica, Governo balneare. Il parallelismo non permette le convergenze, gli equilibri non avanzano né retrocedono, la non sfiducia non partorisce fiducia, la centralità democratica in un paese democratico non significa niente al pari della solidarietà nazionale, il compromesso rimane tale anche se è storico ecc.
Nel linguaggio tecnico-burocratico, imperversano espressioni di successo, altrettanto ibride e contraddittorie come la pace fiscale, l’autonomia differenziata, il superamento del modello assistenzialistico. La pace fiscale oscura la sanatoria, il regalo agli evasori, e annuncia il superamento di un conflitto inesistente, visto che ai contributi attende il dovere di pagare quanto previsto dalle norme per avere servizi e strumenti per fare funzionare lo Stato. L’autonomia differenziata adombra una diversità di trattamento sui poteri e le funzioni, che contraddice il principio dell’uguaglianza fra le regioni. Il superamento del modello assistenziale può nascondere la ghigliottina agli interventi dello Stato verso le aree deboli della popolazione.
Il dizionario delle acrobazie politiche contiene neologismi geniali, tutti sollecitati da difficoltà di trovare soluzioni riconosciute e riconoscibili. Gli artifici lessicali, in definitiva, costituiscono lo strumento primario di chi guida istituzioni e partiti a risolvere inciampi, velare verità impopolari, operazioni poco commendevoli, compromessi indesiderati. In definitiva sono “utensili” in mano ai furbi: selezionano i destinatari del messaggio a favore degli addetti ai lavori e confondono le idee a chi non dispone di strumenti di conoscenza sufficienti per farsi un’idea di come stanno le cose.
Chi ha interesse a farsi capire, generalmente, possiede una virtù rara, la semplicità, ancella dell’onestà. Ma, attenzione, chi fa vibrare la comunicazione come un brano musicale, da acrobata, non è per ciò stesso, disonesto fino a prova contraria. Potrebbe essere un un artista, un raffinato comunicatore colto e competente, perfino un poeta. Spetta a chi ascolta o legge, il giudizio. La qualcosa ci fa tornare all’origine: chi sa, comanda. Su se stesso, anzitutto. Ed è già tanto.




