Giorgia Meloni sferrò un micidiale memorabile colpo basso al candidato presidente regionale della Calabria, Pasquale Tridico appena qualche anno fa in un comizio ad Atreju, davanti ad una folla di fan entusiasti: «Si sono giocati ogni carta possibile fino all’esenzione del bollo auto se avessero vinto in Calabria, roba che Cetto Laqualunque, in confronto era Otto von Bismarck».
Ora il colpo basso gli ritorna, come quei gesti (liquidi) rivolti al perfido cielo che precipitano vigorosamente in faccia di chi li promuove. La mancetta di 100-150 euro – bollo auto utilitarie per l’anno elettorale, il 2027 – in cambio del suffragio alle urne, dovrà superare l’impatto dei distributori di benzina, dove la drittata si misura con il prezzo del carburante giunto alle stelle a causa delle accise (la tassa governativa che i motorizzati pagano, rinnegata e poi mantenuta dalla Premier) e delle follie dell’amico americano, in guerra con il mondo intero, su cui Meloni ha puntato “senza se e senza ma” nell’impresa (fallita) di scalare l’Europa. Non si può sconfessare se stessi come se si cambiasse d’abito, una consuetudine ormai acquisita da Giorgia Meloni sul carpet di Palazzo Chigi. Tuttavia, smentire se stessi senza rossore né brividi esistenziali, è prerogativa di personaggi con il pelo sullo stomaco, le va dato atto. La svolta “berlusconiano-trumpiana” – meno tasse per tutti (fallita, anzi tradita)- non farà la storia, come la Premier profetizza, piuttosto rischia d’infrangersi sul frangiflutti del buonsenso italico e sullo stato dell’arte (la maggioranza parlamentare bulgara non ha cambiato niente, ha peggiorato le cose, vedi salari bassi, salute in lista d’attesa, bollette alle stelle ecc).
“Donald trump, che ha promesso di donare cinquemila dollari a chi lo vota al Mid Term.”, scrive su La Stampa Alessandro De Angelis, sarebbe stato “troppo rischioso in Italia, dove ti ritrovi la gente che sventola l’iban sotto palazzo Chigi il minuto dopo. Più moderna di Achille Lauro, che prometteva una scarpa prima e una dopo il voto, Glorgıa MeIoni, presentatasi a inizio legislatura come l’underdog che avrebbe cambiato consumati andazzi e antiche abitudini, rispolvera dunque la logica della misura spot dal sapore elettorale. Un grande classico, l’abolizione del bollo auto.” Nell’anno del voto, naturalmente. Poi, se si resta in sella, il bollo torna, più vispo di prima. E se non si resta in sella, non sono affari…suoi, ma nostri.
Per il momento godiamoci questo intenso confronto fra le due Meloni, quella di lotta e l’altra, di governo, che si sbugiardano pure nelle feste comandate, avendo cura di non guardarsi allo specchio. Non si sa mai…





