Processo mediatico a Maurizio De Lucia, Procuratore di Palermo, dal centrodestra siciliano. E’ stato istruito in Sicilia sul periodico governativo (di centrodestra), la Nazione Siciliana, molto sollecito ad imbracciare la durlindana quando l’aria si fa cupa, al contrario della Presidenza della regione, sempre defilata sui grandi temi nazionali. . E’ il caso della denuncia, forte e chiara, del Procuratore Antimafia di Palermo – “le carceri sono in mano ai boss” – nelle stesse ore in cui la Roma di lotta e di governo scuda in Parlamento l’ex sottosegretario alla giustizia, Andrea del Mastro, plenipotenziario fino a pochi mesi fa, del trattamento dei detenuti.
Palazzo Chigi osserva il silenzio per tenere alta la bandiera della sicurezza, molto remunerativa, attento non sollevare una questione così deflagrante, la Sicilia di Schifani (Forza Italia, prima linea nello scontro con la magistratura), apre il contenzioso, mettendo Maurizio De Lucia sul banco degli imputati, ruvidamente rimproverato dal Ministro Nordio (“De Lucia ha perso il controllo di sé stesso”).
L’allarme del Procuratore (:“le carceri non sono più sotto il controllo dello Stato”) in Sicilia non è stato proprio digerito. rDe Lucia sostiene che “le carceri non esplodono soltanto perché i detenuti non vogliono farle esplodere, il controllo appartiene solo alle organizzazioni criminali che vogliono lasciare le cose per come sono”.
Secondo “La Nazione Siciliana”, voce della maggioranza di centro destra, il Procuratore di Palermo , avrebbe commesso una leggerezza, lo stesso peccato veniale addebitato dalla Premier Meloni all’ex sottosegretario Del Mastro, per essersi messo in affari con personaggi che affiancavano il più temibile clan mafioso di Roma (sul peso… della leggerezza nelle due circostanze, bisognerebbe a lungo meditare).
Ma questo è niente.
La Nazione Siciliana sembra alludere ad un presunto favore che con la sua denuncia il Procuratore avrebbe fatto ai boss detenuti- “I clan mafiosi dentro le carceri attendono da tempo una dichiarazione che ratifichi il loro controllo ancorchè non reale sulle carceri, e verosimilmente faranno circolare in tutti i modi la dichiarazione di De Lucia che per loro suona come un riconoscimento del loro potere. Ed è proprio perché il loro potere si sta indebolendo che i boss fanno di tutto per farlo apparire solido.”
La questione, dunque, non è l’influenza che i clan mafiosi esercitano nelle carceri italiane, ma l’attribuzione, da parte del Procuratore De Lucia, di un potere che alle mafie verrebbe “con leggerezza” regalato.
Perché De Lucia, magistrato di grande esperienza nella lotta alla mafia, sarebbe incorso in un errore così marchiano, se di errore si tratta? Il movente, si legge nel periodico governativo, sarebbe quello di sempre: “Il desiderio a volte inopportuno di esprimere il proprio pensiero su temi di competenza politica da parte di chi ha il delicato compito di amministrare giustizia.”
Insomma, piuttosto che accertare come stanno le cose, se cioè lo Stato abbia o meno lasciato ai boss detenuti il governo delle carceri e degli affari criminali, dentro e fuori i luoghi di detenzione, il problema vero sarebbe l’invasione di campo, l’antico vezzo delle toghe di occuparsi di “temi di competenza politica”.
Vi pare normale che questa gerarchia dei fatti venga proposta in Sicilia, che più di ogni altra regione d’Italia, ha sofferto il potere dei clan mafiosi, grazie agli amici ed agli amici degli amici….?








