“Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo”. La legge di Archimede conferisce all’ENI il ruolo di salvatore della patria nella intricata guerra per bande che si combatte sull’energia con ogni mezzo, dalle armi alle frodi.
L’Eni merita questo riconoscimento? E il suo dante causa, il governo italiano? O fanno entrambi le due parti in commedia, il salvatore della patria e il complice della razzia che si compie ogni giorno a danno delle famiglie e delle imprese italiane, che pagano il 18 per cento in più della media europea, gas e luce, benzina e bollette?
L’Eni non è “cosa nostra”, la famiglia che ci viene incontro, né è il salvadenaro italiano. E’ un’azienda partecipata per il 30 per cento dallo Stato italiano e per il restante da azionisti privati che godono di una posizione di assoluto privilegio e percepiscono i dividendi con sollecitudine. Dalle nostre tasche alle loro tasche il trasferimento è rapido, semplice, senza ostacoli.
Eni, tuttavia, partecipa alla spartizione di cinque miliardi di euro l’anno pagati da famiglie e imprese italiane (i cosiddetti extraprofitti) grazie ad un sistema che favorisce la speculazione. Paolo Pagliaro (La7) ha spiegato lucidamente che cosa c’è dietro questa razzia, che si compie grazie alla borsa telematica europea delle tariffe e dei prezzi. I produttori, avverte Pagliaro, vendono nel mercato all’ingrosso l’energia comunque prodotta (sole, vento, acqua, gas e petrolio) per coprire tutta la domanda. Il prezzo non è una media; i produttori ricevono il prezzo “giusto” dall’ultima centrale chiamata ad accedere al mercato.
E’ come se in un mercato rionale, suggerisce Pagliaro, le mele si pagassero al prezzo proposto dal banco che offre il prezzo più alto. Chi produce energia con l’acqua e il vento a costi vicini allo zero vende al prezzo di chi sconta i costi di estrazione ecc. Guadagni enormi e “rinnovabili” ininfluenti. Il petrolio resta in tal modo competitivo, le famiglie e le imprese italiano vengono sistematicamente derubate (pagano il 18 per cento in più della media europea.
Il prezzo finale dell’energia viene gonfiato artificialmente. L’ARERA, l’autorità che stabilisce i prezzi di vendita, ha riscontrato una pratica speculativa, il “trattenimento di capacità”: il produttore vende a prezzi tanto alti da rimanere fuori dal mercato. Impoverendo il mercato di energia disponibile, il prezzo finale si gonfia artificialmente: tutti gli operatori favoriscono il rialzo, comportandosi allo stesso modo, e guadagnano una montagna di soldi senza dovere nemmeno “fare cartello”, mettersi d’accordo. Sono i celebri extraprofitti, definiti “oneri di sistema”, il bottino della speculazione, su cui il governo italiano preferisce lasciare le cose come stanno affidando all’ENI un diversivo temporaneo, il tetto al prezzo per un mese. Non è la leva di Archimede, ma comparaggio. Gli “oneri di sistema” sono salvi. E Trump è arcicontento, vende il gas italiano tre volte tanto il suo valore, e con le sue guerra impoverisce le famiglie e le imprese, anche a casa sua. Non una parola da Palazzo Chigi. Scomparso Trump dal vocabolario della Premier.





