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I followers, insospettabili, di Netanyahu nel mondo dell’informazione

23/05/2025
in Articoli
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L’uccisione dei due giovani diplomatici israeliani a Washington è stata attribuita nei giornali italiani principalmente all’antisemitismo sulle titolazioni rispetto all’anti-israelianismo, riflettendo la linea ufficiale dell’FBI e delle autorità israeliane. L’influenza israeliana appare molto forte, tanto da non tenere in alcun conto o quasi le motivazioni basiche, e cioè il profondo largo dissenso dell’opinione pubblica, in Italia e altrove, verso Israele per la strage di civili (quasi 60 mila) e l’occupazione della Palestina, dissenso registrato da tutti i sondaggi.

Sui titoli delle principali testate italiane del 23 maggio 2025, all’indomani del crimine, l’antisemitismo prevale come narrativa dominante, con circa l’80-90% dei titoli che lo sottolineano come movente primario dell’uccisione dei diplomatici israeliani a Washington. L’anti-israelianismo, pur presente nelle motivazioni subito dichiarate dall’attentatore (“Palestina libera”), è meno enfatizzato e appare in modo indiretto o subordinato. Testate come la Repubblica e il Corriere della Sera si concentrano sull’antisemitismo, mentre Il Fatto Quotidiano introduce elementi di anti-israelianismo, ma senza farne il focus principale. Il Domani titola “Odio anti Israele” l’articolo di apertura, ma l’editoriale a lato segnala nel titolo “il morbo antisemita e l’uso politico che ne fa Bibi”(Netanyahu).  Anche Il Giornale, agli antipodi politicamente, rispetto al Domani, privilegia “L’odio contro Israele”, mentre Libero, stessa ispirazione politica del Giornale, titola “Torna il terrorismo antisemita”; lo stesso fa “La Verità”, quotidiano di destra (“Attentato antiebraico”). Più netto Il Foglio: “Uccidere gli ebrei in quanto ebrei”,

L’enfasi sull’antisemitismo riflette una tendenza più ampia nei media italiani, già evidenziata in precedenza in testate come la Repubblica e Corriere della Sera. Questo bias porta a privilegiare narrazioni che collegano attacchi contro israeliani o ebrei all’antisemitismo, piuttosto che a motivazioni politiche legate al conflitto israelo-palestinese. E’ una scelta di campo, seppure mantenuta con toni moderati su due quotidiani, rispetto ai giornali espressione della destra al governo del Paese (Libero, La Verità), che tendono a inquadrare il crimine come un attacco alla comunità ebraica più che a Israele come Stato.

Il Fatto Quotidiano è l’unica testata tra quelle analizzate che menziona esplicitamente il grido “Free Palestine”, suggerendo un movente legato alla causa palestinese, ma anche qui  nel testo il crimine è inquadrato principalmente come antisemita.

Ciò che emerge oggi è coerente con il passato, cioè la chiara copertura offerta al governo Netanyahu, che chiama in causa l’antisemitismo ogniqualvolta deve respingere accuse gravi, come lo sterminio di un popolo.

Spesso, nel dibattito sulla questione legata ai palestinesi e ai Territori Occupati, media e personaggi politici israeliani (e non solo) hanno accusato di antisemitismo chiunque osasse criticare l’operato di Tel Aviv. È il caso, ad esempio, delle dichiarazioni rivolte da Benjamin Netanyahu contro la Corte penale internazionale, incolpata di voler negare a Israele il diritto di esistere, con contro le Nazioni Unite e la Corte penale dell’Aia.

A febbraio, infatti, il tribunale per crimini internazionali aveva suscitato l’ira dell’ex primo ministro israeliano, quando ha annunciato l’intenzione di procedere con un’indagine sui presunti crimini di guerra commessi nei territori palestinesi occupati.

In realtà, però, chi si oppone alle politiche israeliane di occupazione dei territori palestinesi è semmai antisionista, atteggiamento politico che può prescindere dall’antisemitismo.

Appare perciò utile un ripasso dei concetti principali variamente declinati a seconda delle ispirazioni politiche, alfine anche di conoscere quanto essi vengano strumentalizzati, tenuti in gran conto o in nessun conto. L’antisemitismo è un insieme di idee e credenze dettate dall’odio con profonde radici storiche, sociali e culturali. L’antisemitismo razziale si basa sull’idea discriminatoria e falsa che gli ebrei siano una razza biologicamente separata, inferiore o addirittura parassita. Questo concetto era una componente chiave dell’ideologia nazista. Per i Nazisti, esistevano due razze, una inferiore e una superiore, in competizione per la sopravvivenza e il potere. Di conseguenza, non consideravano gli Ebrei semplicemente come appartenenti a una religione diversa, ma come una “razza” estranea all’Europa. Il razzismo nazista avrebbe poi portato allo sterminio di massa, raggiungendo cifre senza precedenti nella Storia.

 Che c’entra tutto questo con la guerra di Netanyahu?

 (L’articolo elabora ricerche e si avvale del supporto dell’intelligenza artificiale. Gli elementi principali contenuti nell’articolo sono stati verificati. Ovviamente le opinioni espresse appartengono all’autore della ricerca)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tags: antisionistaantismitismoantisraelianismonazistanetanyahu

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