Il 23 aprile non è un giorno qualsiasi: il 23 aaprile 1616 è una data che sembra scritta da un romanziere: muoiono Shakespeare e Cervantes, i due nomi che più di ogni altro rappresentano il teatro e il romanzo, la scena e il racconto, l’Inghilterra e la Spagna, due modi di inventare il moderno. Una coincidenza così perfetta da sembrare inevitabilmente sospetta. E infatti lo è in qualche modo.
Shakespeare e Cervantes non morirono davvero nello stesso giorno, almeno non in senso stretto. La Spagna seguiva già il calendario gregoriano; l’Inghilterra era ancora fedele a quello giuliano. Il 23 aprile di Shakespeare, riportato oggi sul nostro calendario, cade in realtà il 3 maggio. La celebre simultaneità è dunque una piccola illusione della storia, o meglio una di quelle inesattezze che la cultura e la storia non si stancano mai di evocare e di amare. Grazie ai due geni della letteratura e del teatro.
Ma è proprio grazie a questa illusione che la data diventa interessante. La coincidenza, pur filologicamente imperfetta, ha continuato per secoli a funzionare come una verità simbolica. La critica l’ha interrogata, l’erudizione l’ha corretta, l’immaginazione l’ha rilanciata. E così i due autori sono diventati una coppia quasi mitologica: da una parte Shakespeare, che porta sul palcoscenico l’instabilità del desiderio, del potere, dell’identità; dall’altra Cervantes, che consegna al romanzo il suo eroe più libero e più smarrito, in bilico tra realtà e finzione.
Le date, in fondo, non si limitano a registrare i fatti, li mettono in scena. Il 23 aprile 1616 non è soltanto una curiosità per bibliofili; è il punto in cui la cronologia smette di essere un archivio e diventa racconto. I filologi hanno ragione a correggere la leggenda. Ma la leggenda, ostinatamente, continua ad avere ragione su di noi. Tanto da sovrapporsi alla realtà e metterla in ombra.


