Il Procuratore della Repubblica di Napoli, Gratteri, ha dato una definizione tranchant sulla norma del decreto sicurezza: patrocinio infedele. Non è un giudizio politico il suo, ma giuridico, che non era stato sollevato da alcuno, ad eccezione del Quirinale, che l’ha fermato senza pubblicizzare il merito della scelta, sospettata di incostituzionalità, e deplorato dalla categoria coinvolta, gli avvocati.
Se ha ragione il Procuratore Gratteri, che ha individuato il profilo giudiziario della norma proposta dal governo in Parlamento (l’iter prosegue…), ne dovremmo dedurre che per la prima volta nella storia, un governo (in ansia di prestazione sulla postura sicuritaria) “legisla” con decreto, cioè procedura d’urgenza, per adottare una norma che induce a compiere un reato, il patrocinio infedele, premiando chi lo compierebbe. Una pagina nella storia parlamentare italiana.
La questione fa nascere un caso di scuola, perché appare davvero incredibile che i legislatori, nella fattispecie i membri del governo (in prima fila, Ministero della Giustizia e Ministero degli Interni), si siano comportati come dilettanti allo sbaraglio al punto da premiare gli eventuali autori di un reato.
La sorte del decreto on è chiara, sarà segnata da un iter “ibrido”: si approva il testo scorretto, si propone un successivo decreto che modifica il precedente ripulendolo. Divenendo la procedura premiale un’attività extragiudiziaria, essa potrebbe essere assunta da soggetti diversi dall’avvocatura. Resta l’art.24 della Costituzione:esso stabilisce che la difesa è un principio costituzionale e in caso di soggetti non abbienti questa spesa viene corrisposta dallo Stato.
Il governo si è infilato in un tunnel senza averne studiato i risvolti giuridici e normativi. Un altro caso Albania, insomma.
Davvero oggi, il problema dell’Italia è il flusso di sventurati che scappano dalle guerre provocate…dagli amici, Trump & Netanyahu…?







