Da martedi, recente annuncio di Trump, la preghiera mattutina nello Studio Ovale, sarà officiata dal Presidente degli Stati Uniti. Nessuna intermediazione: Trump si fa pastore. Il casting resta lo stesso. E’ un’altra stazione della via crucis che l’America è costretta a compiere. Si inaugura l’esorcismo collettivo davanti alle telecamere planetarie al massimo livello istituzionale, abbattendo quel che resta della separazione fra autorità spirituale e potere. Si sdogana il fanatismo religioso, privilegiando il protestantesimo anabattista, che ha animato il movimento Maga, oggi diviso a causa del controverso capo del sovranismo planetario, la dottrina cui la Presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, fin dal 1919, ha dichiarato di aderire (senza abiurarla finora) con testimonianze di fede verso la dottrina Maga.
La storia non compie solo un passo indietro, ma una torsione. Non è il ritorno al Papa-Re, ma al Re-Papa. Il mappamondo con cui danza Hitler di Charlie Chaplin ne “Il Grande dittatore” si fa altare, mantenendo la scenografia laica del potere. Che la torsione venga compiuta a beneficio dell’America profonda da rappresentare e celebrare, o del consenso politico-elettorale da alimentare e rafforzare, è di modesto rilievo. Ciò che va osservata con trepidazione è la platea di adesioni che continua a raccogliere con alibi controversi: patriottismo, altare, stirpe di sangue, nazione da far prevalere contro tutti ed tutto, come imperativo categorico ed inevitabile cause di guerra.
Questa platea bellicosa adotta la spada e si serve di un di guerriero prepotente. Ora ha cotruito il suo teatro di cartone.
La Casa Bianca, fra saloni da ballo e altare, è diventato teatro di cartone, in cui l’attore principale inventa il copione, cui gli altri – tragiche comparse – devono attenersi. E chi vuol fare da sé, onosce il ridicolo..
“Da quando il vice di Trump ha rivelato che il Papa capisce poco di teologia, seguo con devozione gli insegnamenti del Ministro della guerra Pete Hegseth, teologo raffinatissimo”, Quello che ha scambiato una citazione di Pulp Fiction per un passo del libro di Ezechiele”, ironizza Massimo Gramellini (Corriere della Sera, 18.4.26). “:Magari, suggerisce Gramellini una citazione del tipo «Mi piace l’odore del napalm al mattino» (Daniele 1:17, ripresa da Apocalipse Now) sarebbe un modo per iniziare i sermoni quotidiani del suo Capo.” o anche un passo veramente stellare dell’Ecclesiaste, prosegue Gramellini, «Proveremo che fra Fare o non fare, non c’è che provare!», falsamente attribuito a Yoda, nota spia cinese. E la reazione del gladiatore Giobbe, dopo che esaurì la pazienza: «Al mio segnale scatenate l’inferno»…Tralasciando i versetti dell’Apocalisse di Woody Allen in cui Trump parla di sé («Sono andato in overdose di me stesso») mi permetto di chiudere con una citazione di Isaia, detto The Joker, là dove profetizza l’avvento di voi MAGA:«Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia, ma ora mi rendo conto che è una commedia».








