Due convegni nel Nord, a Milano e Bologna, ed un terzo in Sicilia, per rifondare un’area politica di centro, testimoniano un bisogno insoddisfatto e latente. Perché mai, visto che ci sono sei schieramenti politici – PD, AVs, Italia Viva, M5S, Noi Moderati, Forza Italia – nel centrosinistra e nella destra-centro potenzialmente in grado di accogliere i bisogni, le istanze e la rappresentanza dei moderati-centristi, cattolici e laic, si danno tanto da fare i centristi con e senza tessera? La risposta è semplice: nessuno dei partiti presenti nel panorama politico corrisponde alla nuova domanda di Centro. L’interrogativo cruciale è perciò il seguente: quali intenzioni animano i promotori delle tre iniziative politiche: la costituzione di un nuovo partito o un attivismo ed una visibilità più appropriata a rappresentare idee, prospettive e bisogni dell’area di Centro?
Prima di analizzare gli elementi che suffragano l’una ipotesi piuttosto che l’altra, va ricordato che il Centro, che ha governato l’Italia per l’intera storia repubblicana, non è mai stata un’area ben definita, sebbene una galassia composita e frammentata, che ha contenuto istanze talvolta distanti l’una dall’altra, tenute insieme da un inattaccabile pragmatismo, interessi di natura elettorale e una adesione convinta al cattolicesimo italiano, che ha avuto nella Democrazia cristiana il suo fortino munito ed inattaccabile per più di mezzo secolo.
Scomparsa la Democrazia Cristiana, e ammainata la bandiera del partito che avrebbe dovuto ereditarla, la Margherita, le correnti prevalenti di questo schieramento politico, hanno dato vita al Partito Democratico con i comunisti che a loro volta avevano costituito il Partito Democratico di Sinistra prima e Democratici di sinistra successivamente. Fusione a freddo per i più critici, alleanza incompleta per altri a causa dell’assenza dei socialisti. Il Parlamento Europeo, Matteo Renzi segretario, compose il difficile puzzle della rappresentanza unitaria degli eurodeputati PD, facendo nascere il gruppo dei socialisti democratici, accolto nella famiglia socialista europea.
Il PD ha vissuto alterne vicende, questo riguarda il passato. E’ stato guidato da leader provenienti da area democristiana-cattolica e comunista-progressista. L’attuale segretaria, Elly Schlein, non proviene da alcuna delle due componenti storiche, sorprendendo tutti ha assunto le redini del partito in crisi di risultati elettorali dopo ben due scissioni, e recuperato una larga fetta di consensi, ma non sembra rappresentare l’area moderata-cattolica sia all’interno che all’esterno dello schieramento politico tradizionale, una condizione che non permetterebbe al PD di competere con il centrodestra oggi magioritario, anche per la instabilità e la debolezza delle altre componenti del centrosinistra (AVs, Italia Viva, M5S).
L’attivismo del “centro”, orfano ed alla ricerca di un federatore – si è fatto anche il nome dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ruffini, dimissionario – può dare un colpo di reni al centrosinistra se riesce a promuovere uno schieramento politico che accolga l’area moderata e rafforzi il centrosinistra, o privilegiare una scelta scissionistica, ancora una, che indebolirebbe notevolmente l’opposizione alla destra-centro oggi al governo.








