Il furto con destrezza che si compie ai danni degli elettori italiani andrebbe brevettato. Ha caratteristiche uniche: i derubati non sanno di essere derubati o se lo sanno è come se non lo sapessero; il furto non viene punito, gli autori agiscono in nome e conto delle…vittime, e scrive una pagina di storia patria.
I ladri di voto dispongono di una immunità che nessuna norma di legge gli ha conferito. E’ come se, entrando a casa nostra, i ladri venissero a rubarvi i mobili assistiti ed aiutati dai padroni di casa.
Che cosa ci rubano e con quali strumenti? Anzitutto, grazie ad un formidabile alibi: la governabilità. Sull’altare della stabilità di governo, gli elettori italiani subiscono uno scippo dell’ordine di quasi duecento parlamentari. Significa che ciò che gli elettori hanno deciso nella cabina elettorale non conta quasi niente.
La beffa si compie quando la stabilità del governo, la sua longevità, è servita a mandare a carte quarantotto la vita dei cittadini elettori. Non è certo la solidità della poltrona di Palazzo Chigi a regalarci il benessere, un buon governo, ma l’uso che della poltrona viene fatto.
A latere del furto principale, ne vengono compiuti altri: l’elettore non può scegliere liberamente a chi affidare il suo mandato. La lista dei candidati è preconfezionata. Lo è stata a lungo in passato, ma il Parlamento ha appena approvato, su proposta del governo di centrodestra, una “drittata” nella migliore tradizione ladresca, che regala all’abito sartoriale orpelli che nascondono la natura truffaldina. I detentori del simbolo si prendono il posto di prima fila in ogni lista nei vari collegi, e poi arraffano secondo l’ordine di presentazione, una bella fetta di seggi, scippandoli appunto agli elettori con il premio di maggioranza.
In tutto, il furto ammonta a circa l’80 per cento dei seggi. Con l’aggravante, a maggiore spregio delle vittime, che la refurtiva viene sdoganata e perfino declinata come una restituzione ai legittimi proprietari, cioè gli elettori. La coalizione di centrodestra ha annunciato con giubilo il ritorno alle preferenze, cioè la restituzione del voto ai cittadini.
In conclusione, con il premio di maggioranza, e sull’altare della stabilità, gli elettori subiscono il furto più “grosso”, mentre con le preferenze finte, perdono il diritto di scegliere il candidato, trasferito nelle stanze dei bottoni, dove si può ciò che si vuole. Altro furtarello? Ai danni delle elettrici, che sono il 51 per cento del popolo italiano, ma sono rappresentate malamente. Le quote a favore delle candidate sono state eliminate. Chiamiamolo furto di genere!
E’ perciò sacrosanto che il marchingegno messo in campo sia stato battezzato “legge truffa”. Peggio che Porcellum, la porcata, che porta una firma leghista, chiamata così dal suo autore in un eccesso di zelo. Trionfò la verità, lasciando in vita la porcata.
Ci provano gusto a prendersi beffa dell’elettore.





