Saranno presentati nelle prossime presso le Procure di ogni distretto i ricorsi contro la legge elettorale grazie alla celerità – appena 24 ore – con la quale i Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha promulgato la legge elettorale approvata dal Parlamento.
La celerità ha ottenuto l’apprezzamento unanime del centrodestra – in testa la seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa – e l’indignazione di Marco Travaglio, resiliente hater politico di Mattarella.
La Russa l’ha celebrata come una promozione della legge, che smentirebbe i giudizi di incostituzionalità sbandierati dall’opposizione, giudizi a suo dire poco rispettosi verso il Presidente della Repubblica.
L’indignazione del Fatto Quotidiano è suscitata dall’antica consuetudine di Mattarella a sposare le ragioni governative, consuetudine che sarebbe stata ancora una volta rispettata. Reazioni entrambe sorprendentemente scorrette, suscitate dalle convenienze, perché non c’è chi non capisca che la rapida promulga sia stata suggerita a Mattarella dalla inderogabile necessità che la Corte costituzionale si pronunci sulla legge elettorale prima del voto per evitare che si ripresenti il caso paradossale di una legislatura illegittima, figlia di una legge elettorale incostituzionale.
Potrebbero esserci state altre considerazioni a consigliere l’iter favorevole, come la volontà di non interferire in prima istanza sulle valutazioni della Corte, con rilievi che tra l’altro avrebbero allungato i tempi dell’esame costituzionale, ma questo non modifica le reali intenzioni del Presidente Mattarella.
I ricorsi mirano su alcuni bersagli: il premio di maggioranza alla coalizione che supera il 42 per cento dei voti, l’indicazione obbligatorio del Presidente del consiglio, le preferenze con i capilista bloccati, lo sbarramento del 3% ai singoli partiti e del 10% alle coalizioni, le seimila firme per le nuove liste in ogni collegio elettorale, il voto ai fuori sede. La sentenza della Consulta, è bene ricordarla, è auto-applicativa, cioè non rimanda i rilievi in Parlamento, la qualcosa significa che potrebbero essere apportate delle modifiche. Non può infatti esserci una vacanza legislativa, dato che la legge elettorale precedente ha smesso di esistere.





