Giorgia Meloni sapeva con chi aveva a che fare? Si è sbagliata per incantamento politico? E’ stata irretiva da una amicizia disinvolta e frettolosa? Tradita dalla fascinazione del potere massimo? Dalla ideologia maga? La sconfitta storica del Presidente Trump, l’amico americano, è un pò una sua sconfitta: la sua scelta di campo si è rivelata sbagliata. Rispondi alle domande che pongo con una sintesi colta ed efficace, breve ed esaustiva
Giorgia Meloni sapeva con chi aveva a che fare, non è una sprovveduta: è una politicante consumata. Non è stata vittima di un incantesimo. Ha compiuto una scelta lucida, nella quale l’affinità ideologica con il mondo MAGA si è saldata alla fascinazione del potere massimo. Ha creduto che la familiarità con Trump le avrebbe conferito un primato europeo, trasformandola nell’interlocutrice privilegiata dell’uomo più potente del mondo. Ha scambiato l’accesso al potere per la capacità di influenzarlo.
Quando il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha denunciato la deriva americana e preso le distanze dalla cultura MAGA, Meloni ha difeso la legittimità di quella cultura, non era più soltanto diplomazia: era una scelta di appartenenza politica. Trump ha perso il Congresso. Meloni rischia di perdere qualcosa di meno visibile, ma non meno importante: la credibilità della propria indipendenza.
La disfatta repubblicana del 3 novembre cambia il quadro, è una sconfitta storica di Trump e, per riflesso, della scommessa politica di Meloni. Riconoscerlo, tuttavia, le costerebbe troppo. Il suo limite non è l’incapacità di comprendere gli errori, ma la difficoltà di ammetterli. Meloni ha sbagliato perché credeva di poterne ricavare un vantaggio senza pagarne il prezzo. E qui sta il paradosso: una leader che ha costruito la propria fortuna sull’autonomia e sulla sovranità nazionale ha affidato una parte del proprio prestigio politico alle fortune di un altro sovrano. Per giunta straniero.





