Secondo il Rapporto Aris, associazione degli ospedali cattolici, riferito da La Stampa (4.10.24), un milione di ricoverati l’anno è vittima di errori in corsia. Circa sei-sette mila muoiono: intervento o terapia sbagliata, sei volte su dieci infezioni, uso improprio di cateteri e impianti di igienizzazione ed aereazione, o perché o si fanno i tamponi. Sono 3,8 milioni i casi di contenzioso pendenti a causa di ciò, una spesa enorme per l’erario. Le cause? intervento o terapia sbagliata, soprattutto infezioi (sei volte su dieci), uso improprio di cateteri e impianti di igienizzazione ed aereazione, assenza di tamponi all’ingresso. Sono 3,8 milioni i casi di contenzioso pendenti.
Le statistiche sugli errori medici ospedalieri, come indicato dal recente Rapporto Aris, rivelano un fenomeno di portata globale, anche se con variazioni significative tra Paesi. L’Italia, con circa un milione di pazienti vittime di errori e una stima di sei-settemila decessi annui, si allinea alle preoccupazioni internazionali. Negli Stati Uniti, ad esempio, si stima che gli errori medici siano responsabili di quasi 100.000 morti annue, posizionandosi tra le principali cause di morte negli ospedali americani. Le infezioni nosocomiali, l’uso improprio di cateteri e terapie errate rappresentano problemi chiave sia in Italia che all’estero. Tuttavia, l’Italia è ancora carente in investimenti infrastrutturali adeguati e in un sistema di reporting degli errori, che rappresentano pilastri essenziali per ridurre il rischio clinico e l’incidenza delle controversie legali, che nel Paese ammontano a 3,8 milioni di casi pendenti.
Uno studio pubblicato sul Journal of Patient Safety (Kavanagh et al., 2017) conferma che in molti Paesi, tra cui Regno Unito e Germania, il tasso di decessi legato ad errori ospedalieri è sostanziale e difficile da abbattere a causa delle carenze strutturali e di monitoraggio clinico. Anche i sistemi sanitari di Iran e Kuwait affrontano sfide simili, con studi che riportano errori medici gravi associati alla scarsa igiene e alla mancanza di coordinamento tra i team ospedalieri (BMC Health Services Research, Vaziri et al., 2019).
Le strategie di intervento a livello internazionale includono la digitalizzazione delle cartelle cliniche, programmi di formazione continua per il personale e il potenziamento delle misure preventive come l’utilizzo di checklist in sala operatoria, adottate in strutture avanzate negli USA e in Europa (International Journal of Health Care Quality Assurance, Kumar & Steinebach, 2008).
Per affrontare il problema, il miglioramento della sicurezza dei pazienti richiede un investimento in strutture, in sistemi di monitoraggio digitale, e in politiche di sicurezza nazionale allineate agli standard internazionali.







