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Tunisia, porte girevoli per migranti economici. Chi entra, arriva in aereo; chi esce, parte sulle carrette del mare

19/02/2025
in Articoli
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La Tunisia è un grande albergo con porte girevoli, attraverso le quali migliaia di sventurati scappano e migliaia di italiani entrano: gli uni e gli altri fanno una scelta di vita; chi esce aspira alla sopravvivenza, chi entra aspira a migliorare il tenore di vita. Com’è possibile? Si può star meglio in Tunisia che in Italia e si può star così male i. Tunisia da rischiare la vita su carrette del mare? Se il doppio senso di circolazione mantiene costante da alcuni anni il flusso in entrata ed in uscita (soprattutto in uscita), è segno che incentivi e disincentivi lo alimentano senza pause significative e convivono magnificamente tanto da suggerire viaggi di sola andata. Sia la Tunisia che l’Italia sono territori di passaggio; per raggiungere l’Europa si passa attraverso l’Italia, per raggiungere l’Italia si passa attraverso la Tunisia.

Coloro che arrivano e coloro che se ne vanno, non prenotano il viaggio di ritorno, hanno deciso di lasciarsi alle spalle la vita precedente. L’amore e il disamore non c’entrano per niente. Si scappa dalla miseria e dalle guerre verso l’Italia, si scappa dalle tasse (e altro) verso la Tunisia.

Gli incentivi per i migranti italiani sono tasse e costo della vita, clima mite.  il regime pensionistico non supera il 5% contro il 30% dell’Italia. La tassazione a scaglioni viene applicata solo sul 20% del lordo. Inoltre, i primi 1.500 euro sono esenti da tassazione, mentre tra i 5 e i 10mila euro si versa il 2,3%, poi si sale fino a un massimo del 5%.

Per ottenere il trasferimento in Tunisia occorre avere un reddito congruo, tanto da prmettersi il  mantenimento della casa in cui si andrà a vivere e potervi soggiornare per 183 giorni. Stando ai dati vecchi di un quinquennio, gli “expat” italiani che vivono in Tunisia sono 7.500 e 6mila di loro sono ad Hammamet. Chi arriva, male che vada, può permettersi una casa fronte mare, due camere da letto, giardino, che gli costa 500 euro al mese, e per andare al ristorante paga 10-15 euro.

Finito il sogno portoghese dopo la marcia indietro di Lisbona alle agevolazioni per i pensionati stranieri che hanno scelto di trasferirsi a vivere in Portogallo (fino al 2020 l’esenzione era totale e fino al 2024 l’imposta fissa al 10%), il flusso si è dirottato verso la Tunisia. Il Paese del Maghreb, a verte il (Corriere della Sera) è l’unico, tra le mete mondiali di espatrio, che ha fatto registrare nel quinquennio 2019-2023 un segno positivo: +46 %.

Ma siamo sicuri che l’espatrio in Tunisia, un paese di dubbia democrazia, sia suggerito solo dal fisco più generoso? C’è chi vuole cambiare aria perché l’ambiente a casa propria si è fatto soffocante -pressioni di vaia natura, anche domestica – o si vuole ricominciare a vivere sperimentando la diversità araba, o ancora si è reduci di tracolli (politici, professionali, vicende giudiziarie). Se si si hanno buone relazioni con le autorità locali, il pericolo di essere estradati in Italia in caso di eventi spiacevoli è davvero modesto.

Ci sono anche gli imprenditori italiani, alcuni dei quali provenienti dalla vicina Sicilia, che hanno messo radici ed hanno trovato la patria dei loro affari. Per costoro le buone relazioni con le autorità locali sono essenziali. Malta, tuttavia, è molto più competitiva della Tunisia per gli uomini d’affari siciliani.

Quando la Tunisia è divenuto un Paese di elezione? Il fisco generoso, naturalmente. E’ legittimo ipotizzare che Hammamet, la cittadina che ha accolto Bettino Craxi a causa delle note vicende giudiziarie, abbia dato alla Tunisia una immagine inedita di terra accogliente per gli italiani. Può darsi anche che il trasferimento in Tunisia dell’ex Presidente della Regione siciliana, Saro Crocetta, molto popolare, abbia consolidato questa opinione. La sua lunga residenza a Madia, cittadina in cui Crocetta ha abitato, avrebbe confermato l’immagine del Paese accogliente, ma non ne siamo affatto sicuri. Su una virtuale bilancia dei moventi, per i migranti eccellenti, pesa sicuramente l’ambiente, se non ostile, scomodo e complicato dell’Italia.

Ma questi sono problemi di pochi privilegiati. La Tunisia deve alle porte girevoli in uscita la sua rilevanza in Italia; è qui, oltre che in Libia, che il governo italiano in carica ha posto la sua attenzione per fermare il flusso di migranti economici verso le nostre coste. Pare che gli incentivi proposti siano non abbiano suscitato entusiasmo né offerto sicurezze.

 

La Tunisia punta sui migranti economici in arrivo? Improbabile. Su quelli in partenza? Fino a che le leggi italiani bollano come clandestino chiunque arrivi in Italia, impedendo ogni forma di integrazione, i mercanti di esseri umani possono contare su una miniera d’oro inesauribile, e la politica del blocco navale (virtuale) regala congrui dividendi nei seggi elettorali.

 

 

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Tags: blocco navaleclandestinofiscomaltamigranti economicipensionatitunisia

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