In un’aula parlamentare sempre più simile a un teatro di posa, una deputata del Movimento 5 Stelle ha celebrato la “statura politica inarrivabile” di Giuseppe Conte. Un elogio tanto devoto quanto scollegato dalla realtà, pronunciato con tono ieratico, come si fa con i leader che si vogliono intoccabili. Sullo sfondo, una sfida implicita alla Presidente del Consiglio: Conte gigante, Meloni — per esclusione — figura minore.
La Premier non ha replicato sul terreno del confronto politico. Ha risposto col suo stile consueto: «Sono molto contenta di essere Giorgia Meloni». Tradotto: non c’è misura possibile, non c’è paragone che tenga. Io so’ io. La distanza tra la Garbatella e la Roma papalina del Marchese del Grillo è più breve di quanto sembri: l’identità personale come scudo, l’autocompiacimento come architrave del potere.
La scena dice molto. Si affermano identità. I leader si celebrano. Nel gioco delle stature, il Parlamento smette di essere un luogo di mediazione e diventa uno specchio deformante. Dove non si cerca la verità, ma l’applauso. Dove non si alza il livello, ma il tono. Si recita a soggetto…a favor di popolo.






