Carlo Acutis sta per essere canonizzato il 7 settembre 2025. A 15 anni, jeans e zaino, ha vissuto come tanti. È davvero la sua “normalità” a meritare la santità? La risposta, più che teologica, è concreta: quando la normalità diventa responsabilità, attenzione, coerenza, smette di essere banale e diventa qualcosa di speciale. Semplice non significa dimesso: scuola, amici, tempo per chi era in difficoltà; e la tecnologia usata non mettersi in mostra, ma servire, come il suo progetto online sui miracoli eucaristici, costruito con pazienza e competenza. È il contrario del protagonismo: è mettere i riflettori sull’essenziale, non su se stessi.
La Chiesa riconosce due segni straordinari legati alla sua intercessione: la guarigione di un ragazzo brasiliano, decisiva per la beatificazione, e quella di Valeria, studentessa costaricana ferita in un incidente nel 2022, che ha aperto la via alla canonizzazione. Ma il punto, per chi crede e per chi no, è che la sua vita ordinaria resa straordinaria, addirittura miracolosa.
Non serve un atto di fede per riconoscere che una comunità funziona quando qualcuno si alza la mattina e, con umiltà, fa bene il proprio pezzo. Carlo è diventato un simbolo proprio per questo: l’eccellenza morale può abitare gesti accessibili a chiunque. Per quanto mi riguarda, tutto questo è semplicemente miracoloso.
La canonizzazione consegna alla memoria un nome. E’ una buona cosa, “santa” e giusta.
Nota biografica essenziale: Carlo Acutis (1991–2006), nato a Londra e cresciuto a Milano, è stato beatificato nel 2020; la sua tomba è ad Assisi..








