Ci sono inquietanti somiglianze fra ciò che accade nell’America di Trump e nell’Italia di Giorgia Meloni: sia la Casa Bianca quanto Palazzo Chigi sono in prima linea per ottenere sostanziali modifiche alla legge elettorale. Le consultazioni di novembre negli States e le politiche del prossimo anno in Italia turbano il sonno dei due leader, impegnati allo spasimo per cambiare le regole per non soccombere.
Il movente di Trump è impedire il ripetersi di brogli elettorali che avrebbero favorito il suo avversario, Biden, con l’aiuto di cinesi e russi; quello -altrettanto nobile, della Premier italiana sarebbe di risparmiare anni di malavita agli italiani, in quanto le regole attuali favorirebbero una sostanziale parità fra i due schieramenti e, di conseguenza, l’instabilità di governo. Perciò… occorre tagliare i collegi uninominali e scippare prerogative che la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica (designazione del Capo del governo).
Come si fa a credere che Putin abbia aiutato Biden e che decine di giudici USA, chiamati a verificare mille volte la regolarità delle elezioni, abbiano mentito, giudicando tutto regolare? Quanto all’Italia, solo i gonzi possono prestare fede alla nobile causa di Giorgia Meloni, dal momento che la sua riforma elettorale cancella i collegi che darebbero, se , ai suoi avversari, stavolta uniti, di ottenere la vittoria.
Le sorprendenti “concomitanze” non finiscono qui: sia negli States quanto in Italia, è in corso una svolta securitaria, il cui target principale è l’immigrazione, cui viene addebitato di tutto e di più. L’incidente di Bologna, in cui un extracomunitario ha perso la vita, a prescindere dalle eventuali responsabilità delle forze dell’Ordine, che l’avevano in custodia, potrebbe certificare una modalità di intervento – regole d’ingaggio degli uomini in divisa – di “copiare” la guerra all’ultimo sangue in corso negli States, contro gli immigrati.
Insomma, l’America che non piace oggi agli americani, la stiamo copiando a casa nostra.








