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A parità di ruolo e di esperienza professionale nel Sud buste paga inferiori, e di tanto

30/12/2024
in Articoli
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Stando ai dati dell’INPS, i lavoratori dipendenti privati del Nord vengono pagati mediamente 2000 euro lordi mensili, i  meridionali circa 1350 euro, la metà circa, pari a oltre 8450 euro lordi all’anno. La Sicilia fa storia a sé. Con un valore di 1.318 euro, occupa il 19° posto, ben al di sotto della media nazionale che si attesta a 1.820 euro, circa 500 euro in meno al mese rispetto alla media nazionale. Le province siciliane si trovano tutte elle ultime posizioni della classifica.

Nel 2023, la media nazionale della Retribuzione Globale Annua (RGA) è a 31.442 euro.“La domanda e l’offerta – si legge nel report del Geography Index dell’Osservatorio JobPricing – sono i fattori determinanti nel fissare il “prezzo” del lavoro, cioè la retribuzione. E poiché esse variano in funzione del tessuto economico-produttivo, dei livelli occupazionali e del costo della vita, gli stipendi sono giocoforza destinati a differenziarsi su base territoriale: fra Milano e Reggio Calabria possono così generarsi differenze significative non solo in termini di salario medio di tutti i lavoratori del territorio, ma anche in termini di stipendio a parità di ruolo e di esperienza professionale. In questo senso le regioni e le province italiane rappresentano altrettanti “mercati retributivi”

La prima regione italiana è la Lombardia con una retribuzione media di 34.033. L’ultima è la Basilicata con 26.664 euro. La Sicilia si colloca al 18° posto su 20 regioni con 27.786 euro. Sotto nella graduatoria vi sono solo la Calabria e la Basilicata. Una differenza di 3.656 euro dalla madia nazionale e di 6.247 euro dalla Lombardia. Su 107 province italiane, la prima è ovviamente Milano con una retribuzione media di 37.661 euro e l’ultima è Ragusa con 24.859 euro. Quasi 13.000 euro di distanza. Le altre province siciliane sono tutte situate oltre il 60° posto. Abissale la differenza fra Nord e Sud.

Per completare il quadro, stando ai dati raccolti dalla Fondazione Nord-Est che si basano sulle rilevazioni Istat e Ocse, lo spreco di risorse umane determinato dall’emigrazione giovanile è enorme. All’Italia costa 136 miliardi di euro il capitale umano uscito dal Paese, ben 133,9 miliardi dei quali riguarda i giovani fra i 18 e i 34 anni. Il Sud realizza un danno maggiore, perché aggiunge venti miliardi di euro spesi per l’istruzione di giovani che si sono trasferiti bel Nord dell’Italia. Commenta questi dati in venti righe con una scrittura tecnicamente ineccepibile adatta a lettori informati, puntando sulle ragioni della permanenza dell’inaccettabile divario.

I dati riportati dal Geography Index dell’Osservatorio JobPricing evidenziano un divario retributivo marcato e persistente tra le diverse aree d’Italia, con differenze significative tra Nord e Sud. La Lombardia, con una retribuzione media di 34.033 euro, si colloca nettamente al di sopra della media nazionale di 31.442 euro, mentre regioni come la Sicilia e la Basilicata mostrano salari molto inferiori. Questa disparità è il risultato di una combinazione complessa di fattori economici, sociali e infrastrutturali. La domanda e l’offerta di lavoro variano sensibilmente in base al contesto produttivo locale: il Nord beneficia di un tessuto industriale più sviluppato, infrastrutture migliori e maggiori investimenti, che si traducono in una domanda di lavoro più qualificato e meglio retribuito.

Al contrario, il Sud sconta un’economia più debole, una carenza di investimenti strutturali e un più alto tasso di disoccupazione, che riducono la capacità del mercato del lavoro di attrarre e trattenere talenti. Questo quadro viene aggravato dal fenomeno dell’emigrazione giovanile verso il Nord o l’estero, che svuota ulteriormente il Mezzogiorno delle sue risorse umane più qualificate. Il costo economico e sociale di questa fuga di cervelli è altissimo, soprattutto perché il Sud investe comunque ingenti risorse per la formazione di giovani che poi scelgono di trasferirsi. Per ridurre questo divario, servono politiche che favoriscano lo sviluppo economico del Sud e investimenti mirati alla creazione di opportunità lavorative qualificate.

L’emigrazione giovanile dal Sud verso il Nord Italia o l’estero rappresenta uno dei problemi più critici e onerosi per il Mezzogiorno. Ogni anno migliaia di giovani, spesso laureati o altamente qualificati, lasciano le loro regioni di origine in cerca di opportunità lavorative migliori, privando il Sud di capitale umano prezioso per il suo sviluppo. Questo fenomeno non solo impoverisce il tessuto produttivo locale, ma determina anche uno spreco di risorse pubbliche. Lo Stato, infatti, investe miliardi di euro nell’istruzione e nella formazione di questi giovani, ma i benefici economici e fiscali di tali investimenti vengono goduti altrove, prevalentemente nelle regioni più ricche o all’estero.  Questo significa che la spesa erariale sostenuta per formare nuove generazioni di professionisti non produce alcun ritorno economico nelle regioni di origine, aggravando ulteriormente il divario Nord-Sud e ostacolando il potenziale di crescita del Meridione.

 

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Tags: Geography IndexOsservatorio JobPricingRGA

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