Il recente rapporto del Censis ha descritto l’attuale condizione dell’Italia con una sola parola: galleggiamento. Un termine che sembra opporsi frontalmente alla narrazione ottimistica del governo italiano, che invece rappresenta il Paese come un Eldorado, un luogo in cui tutto procede per il meglio, tanto da rendere superfluo qualsiasi miglioramento. Questa metafora del Censis contrasta apertamente con il quadro delineato dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Ma è davvero così? È possibile che la fisica, incarnata dal concetto di galleggiamento, sia contraddetta dal Censis, dal governo, o magari da entrambi?
L’immagine dell’Eldorado evoca una visione idealizzata della realtà, una dimensione separata in cui le sfide si trasformano in opportunità e le crisi diventano pretesti per autocelebrazione. Giorgia Meloni, con la sua insistenza sulla narrazione del “migliore dei mondi possibili”, sembra rispecchiare il Candide volteriano: un ottimismo che non contempla domande né si interroga sulle cause profonde del malessere. In questa narrazione, il malessere è sempre attribuibile a fattori esterni, un elemento che rafforza la visione di un mondo fittizio che non ammette repliche. È una realtà che si pone come inconfutabile, una verità scenica che non richiede risposte perché non suscita domande.
Il galleggiamento evocato dal Censis si colloca agli antipodi di questa narrazione. È una metafora fisica che, per definizione, non ammette retorica: un corpo galleggia, affonda o risale in base alla sua densità rispetto al liquido in cui è immerso. Applicare questo principio al “corpo politico” significa chiedersi quale sia il peso effettivo delle azioni di governo e se esse siano sufficienti a mantenere il Paese a galla in un mare agitato. E qui emerge la vera domanda: stiamo navigando verso una meta concreta, o semplicemente evitando di affondare?
L’ironia della metafora del galleggiamento è che, quando una nave è sovraccarica, anche un peso minimo – un pacco, un plico, persino una striscia di garza – può determinarne il naufragio. Eppure, quando le grandi navi navigano a vuoto, la linea di galleggiamento diventa ben visibile, si può intervenire per evitare il disastro. La scelta, quindi, è tra continuare a inseguire il mito dell’Eldorado, mantenendo la filosofia sorridente di Pangloss, mentore di Candido, o assumersi la responsabilità di guardare la realtà per quello che è.
Il richiamo a Federico De Roberto può essere illuminante del principio di Archimede: quando l’ora critica è imminente e la nave rischia di affondare, ogni ulteriore peso, per quanto piccolo, può essere fatale. Il prodotto interno lordo in calo, le tensioni geopolitiche, le crisi internazionali sono le zavorre che il Paese porta con sé. Per salvare il salvabile, è necessario abbandonare le illusioni e affrontare la realtà con lucidità, rinunciando alle facili narrazioni per abbracciare una responsabilità più matura. In caso contrario, sarà sufficiente una striscia di garza per far sprofondare una nave che già fatica a rimanere a galla.







