Ogni indagine deve cominciare dal contesto, secondo i canoni dell’investigazione, suggeriti da Leonardo Sciascia, del quale sentiamo l’assenza in misura insopportabile a causa del cartello stradale che invita i turisti in visita ad Agrigento, Città della cultura per l’anno in corso, di andare in contrata Caos, terra di Luigi Pirandello. Contrata e non contrada, come la grammatica italiana pretende senza eccezioni. Il contesto in cui svolge l’indagine, virtuale allo stato, però è immerso in una penombra indulgente, nella quale si agita una nutrita e qualificata schiera di censori severi, banditori solerti dell’ignoranza al potere, feriti nell’orgoglio, vittime innocenti di “un’ode monumentale all’Ignoranza”.
Data per scontato l’indagine e in assenza di note ufficiali, non resta che affidarsi ai sussurri ed alle solite malizie dei malpensanti. Gli investigatori devono accertare le responsabilità, trovare il colpevole, cioè l’autore del testo, ed il movente, cioè la causa colposa o dolosa dell’imperdonabile sbaglio. Se l’autore del testo risultasse manifestamente ignorante, il caso sarebbe chiuso, ma l’ignoranza è più difficile da provare della competenza, essendo legata alla sensibilità di chi la possiede, spesso senza avvertirne alcun sintomo e dovendo essere sottoposta ad un esame accurato per titoli (chi può dimostrare di non avere conseguito alcun titolo di studio?). In caso contrario, l’oggettiva conoscenza, induce il dolo oggettivo: un’azione delittuosa contro Agrigento, città della cultura, la sua denigrazione durante l’esposizione nella vetrina culturale del pianeta. Ciò presuppone, tuttavia, che sia possibile denigrare la Valle dei Templi, più di quanto riesca a farlo, per esempio, la mancanza di acqua potabile.
Possibile che Agrigento abbia nemici così feroci e cinici da pianificare il ridicolo? Se lo sospettiamo, dovremmo immaginare dei mandanti. In un contesto siffatto, così surreale da toccarsi con mano, si spiegano anche le voci che attribuiscono ad Andrea Camilleri, scomparso tre anni or sono, la responsabilità ideologica e morale dell’accezione dialettale del termine contrada, in quanto inventore e propagatore della neolingua siciliana, con le presunte conseguenze nefaste. Camilleri colpevole, andrebbe condannato in effige, come capitava agli eretici durante l’Inquisizione, per spossessare dei beni la famiglia. Cadrebbe così sia l’accusa di ignoranza degli esecutori sia il preteso complotto dei mandanti. Il commissario Montalbano non l’avrebbe permesso, sicuramente, a meno che Andrea Cammilleri non avesse deciso di assumersi la responsabilità dello sbaglio, quale ispiratore morale della celebre contrata.
L’altra ipotesi, che sembra avere incontrato credito, lascia intravedere il coinvolgimento di cittadini extracomunitari clandestini, incaricati di installare i cartelloni della segnaletica in regime di subappalto, ma sarebbe stata subito subito scartata perché poggia sul pregiudizio che c’entrano sempre loro, i migranti, secondo la vulgata maggioritaria.
La sensazione è che l’indagine si sia incarognita e che piuttosto del colpevole si stia lavorando per uscire dal caso indenni.








