Law & Order non è solo una serie televisiva statunitense longeva e molto seguita dai telespettatori italiani, ma l’etichetta, la reputazione, il sigillo che la giustizia statunitense si è guadagnata per meriti non propri, senza la grande produzione cinematografica e televisiva dedicata alla drammatizzazione dei casi giudiziari che ci hanno fato innamorare del rito accusatorio. Le carceri private, la pena di morte, le giurie popolari e il carattere elettivo del persecutor, la magistratura inquirente, sono un pozzo senza fondo di storie umane e civili entrate a vele spiegate nella nostra memoria collettiva.
Da un paio di mesi a questa parte, tuttavia, questo sigillo di democrazia e convivenza civile, offerto dalla rigida ottemperanza alla legge ed all’ordine, si è sbiadito o addirittura è stato sbianchettato da eventi e clamorose decisioni. Gli Stati Uniti non sono diventati la patria dell’ingiustizia, questo no, ma non sono nemmeno il luogo che garantisce la legge e l’ordine.
La candidatura ed il successo di un cittadino americano, Donald Trump, che deve rispondere di una folta serie di crimini federali, alcuni dei quali molto gravi, è forse, è il caso più eclatante e più popolare. L’Alta Corte, l’equivalente della nostra Corte Costituzionale, ha sospeso i processi a Donald Trump – che assume i poteri del Capo dello Stato e del Governo negli USA – per tutto l’arco del suo mandato. Spetta al popolo, secondo l’Alta Corte, giudicare le malefatte di Trump, Il cittadino Trump aveva il diritto di candidarsi, nonostante dovesse risponde di alcuni crimini, e fosse accusato di avere organizzato l’assalto a Capitol Hill, il Parlamento, con alcune migliaia di seguaci da lui istigati alfine di rovesciare il risultato elettorale che circa quattro anni or sono lo avevano visto perdente nel confronto con Biden. La Corte ha demandato di fatto alla grande giuria popolare, il popolo americano sovrano, il giudizio sull’imputato Trump. Non solo l’ha assolto, ma gli ha dato fiducia a conclusione di una campagna elettorale (e non di un processo…) segnata dalle risorse economiche e dal decisivo sostegno dei padroni del web e della comunicazione digitale. La conseguenza, aberrante, è che il presunto golpista Trump dispone di un enorme potere, ben più largo ed incisivo del nostro Presidente della Repubblica, e che le sorti del mondo intero siano nelle sue mani.
Appena eletto, Trump ha graziato con un decreto le migliaia di rivoltosi che hanno devastato il Parlamento e provocato la morte di alcuni poliziotti. Law & Order? C’è dell’altro: l’ex Presidente, Biden, spaventato che Trump si sarebbe vendicato sui congiunti alle prese con la giustizia, ha concesso la grazia a favore dei suoi cari alla vigilia della fine del suo mandato.
Negli Stati Uniti è possibile finire sulla sedia elettrica per omicidio dopo un giudizio di colpevolezza deciso da una giuria di cittadini scelti a sorte o assolvere l’imputato se il movente del crimine giustifica il delitto, senza il parere dei magistrati. Anche il nostro sistema prevede il coinvolgimento delle giurie popolari, ma i cittadini italiani investiti di tale onere non giudicano in solitudine ed il loro giudizio non si può sottrarre alle norme di legge attraverso cui interpretare la punizione del crimine.
C’è più di un motivo per ripensare il sistema giudiziario americano che il cinema e la TV Usa ci mostra come patria della giustizia, e farci delle domande, una delle quali – in apparenza estranea alla nostras analisi – ci conduce ai famigliari delle vittime di crimini omicidiari, di diritto presenti all’esecuzione del condannato, alla stregua di un risarcimento del danno subito. La punizione del reo non mira alla redenzione, mantiene l’antico sentimento vendicativo. La nostra civiltà giuridica, nonostante le mostruose carenze del sistema giudiziario, ci tiene lontano dalle pericolose aberrazioni statunitensi ma non ci garantisce dagli effetti planetari che esse producono anche a casa nostra.
Ignazio Juan Petrone, già sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione, suggerisce perciò di sfatare alcuni luoghi comuni sul processo penale negli Stati Uniti, la sua pretesa vocazione garantista e la fallace ma radicata idea che esempi tratti da oltre atlantico possano risultare utili nella soluzione di alcuni dei – certamente seri – problemi nostrani.







