Il linguaggio emerso dalle conversazioni tra il vicepresidente Vance, il Segretario alla Difesa Hegseth e altri funzionari di alto livello è inequivocabile: l’Europa è considerata dagli USA un peso, una realtà politica e commerciale che sfrutta le risorse americane senza dare nulla in cambio. Il disprezzo espresso nei messaggi, che definiscono gli alleati europei come “patetici” e “approfittatori”, si traduce in una politica che mira a ridefinire completamente i rapporti transatlantici. Gli Stati Uniti non intendono più garantire la sicurezza europea, e non fanno mistero della volontà di ottenere in cambio vantaggi economici concreti ogniqualvolta intervengano in questioni di sicurezza globale.
La recente fuga di notizie che ha portato alla luce il disprezzo con cui l’amministrazione americana giudica gli alleati europei conferma quanto finora è emerso, non lascia spazio a interpretazioni. Il contenuto della chat ultra-confidenziale, involontariamente rivelata, non solo conferma un atteggiamento di aperta ostilità verso l’Europa, ma chiarisce la visione che domina oggi la Casa Bianca: gli europei non sono partner, ma parassiti militari e concorrenti sleali. La questione, per gli Stati Uniti di Trump, non è più neanche quella della leadership occidentale, ma di un nuovo ordine geopolitico che guarda altrove, in direzione della Russia di Putin e con un calcolo utilitaristico nei confronti della Cina, mentre l’Europa viene deliberatamente spinta ai margini, ridotta a un’appendice inutile e scomoda.
Questo trattamento ricorda quello riservato all’Ucraina e al suo presidente Zelensky, progressivamente abbandonati al loro destino dopo aver servito come pedina utile nei giochi strategici di Washington. L’Europa è ora oggetto della stessa brutalità diplomatica: marginalizzata, screditata e considerata un’entità priva di autonomia strategica.
A rendere ancora più inquietante la vicenda è l’incredibile dilettantismo dell’amministrazione Trump, incapace persino di proteggere informazioni riservate. Il fatto che discussioni top secret su operazioni militari in Yemen siano state inavvertitamente condivise con un giornalista dimostra l’approssimazione e il disprezzo per le procedure di sicurezza da parte di una classe dirigente che agisce al di fuori di ogni regola.
L’Europa si trova dunque davanti a un bivio esistenziale. Il vecchio rapporto di dipendenza con Washington è ormai un’illusione: gli Stati Uniti non solo non intendono più proteggerla, ma la considerano un ostacolo, se non un nemico. Senza una strategia autonoma di difesa e una politica estera indipendente, il destino dell’Europa è quello di restare irrilevante, vulnerabile e isolata in un mondo che si riorganizza senza di lei.
E il governo italiano? Non parla, non ascolta, non legge, non giudica, non si schiera, incassa gli insulti, si gira dall’altra parte, fa finta di niente; anzi, in alcuni casi, con il vice presidente del consiglio, Salvini, manifesta gradimento incondizionato verso il Presidente USA e fiducia altrettanto incondizionata, verso Vladimir Putin.
Senza le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non esisteremmo. Netto e inappuntabile, seppur sobrio nei toni, il Capo dello Stato ha riprovato le scorrerie di Musk sulla magistratura italiana e messo in luce i rischi di una committenza esclusiva a Starlink della comunicazione militare e civile; ha bollato severamente l’aggressione russa all’Ucraina, giudicato con preoccupazione la volontà USA di aprire una guerra commerciale con l’Europa attraverso i dazi, prodromica di tensioni e conflitti sul campo. La solitudine del Colle, sul piano politico, scrive una pagina nuova nella storia recente del nostro Paese.








