L’atroce aggressione alla città ucraina di Sumy, teatro di un vero e proprio massacro da parte delle forze armate russe, rappresenta non solo un crimine contro l’umanità, ma anche un drammatico simbolo dell’impunità crescente con cui agiscono le potenze autoritarie. Questo evento, lungi dall’essere un episodio isolato, è figlio di un contesto geopolitico deteriorato in cui il ritorno del sovranismo, in particolare quello incarnato da Donald Trump, ha contribuito in maniera sostanziale all’indebolimento dell’Ucraina e all’arroganza espansionistica di Vladimir Putin.
Durante i tre mesi della sua presidenza, Donald Trump ha più volte manifestato scetticismo nei confronti della NATO, pilastro fondamentale della sicurezza europea e baluardo contro le mire espansionistiche russe. Le sue dichiarazioni sull’inutilità dell’alleanza atlantica e i ripetuti attacchi ai partner europei hanno minato la coesione del fronte occidentale, dando a Mosca la percezione che l’Occidente fosse meno incline a rispondere con fermezza a eventuali aggressioni.
La narrazione sovranista – basata sull’isolazionismo, il disimpegno multilaterale e la promozione degli interessi nazionali a discapito della cooperazione internazionale – ha avuto l’effetto diretto di incoraggiare gli attori autoritari a testare i limiti della tolleranza occidentale.
Il rapporto tra Trump e Putin è stato contrassegnato da un’ambigua complicità. Trump ha evitato critiche esplicite verso il Cremlino anche nei momenti più gravi. L’Ucraina è stata accusata di avere combattuto una guerra che avrebbe potuto vincere, senza alcun riferimento alla volontà di una nazione e di un popolo di conservare indipendenza e libertà. Questa postura ha contribuito a legittimare indirettamente l’operato russo, alimentando la convinzione che un’ulteriore escalation in Ucraina non avrebbe comportato un costo politico insostenibile. In sede ufficiale, le Nazioni Unite, gli Sati Uniti si sono schierati dalla parte della Russia e della Corea del Nord, e nelle onversaziooni telefoniche ha anticipato la possibilità di una sprtizione dei beni ujcraini, come le terre rare. Non meno grave è stato l’atteggiamento tenuto da >Trump nel clorso dell’ormai celebre visita diu Zalensky alla Casa Bianca, dove il Presidente Ucraino è stato oggetto di insulti e riprovevoli espressioni di riprovazione, contravvenendo ad elementari doveri di ospitalità.
Nel corso del suo mandato, Trump ha inoltre rallentato gli aiuti militari all’Ucraina e ha più volte criticato il governo di Kyiv. Questo atteggiamento ha minato la fiducia dell’Ucraina nella protezione occidentale e, sul piano strategico, ha lasciato Kiev più vulnerabile a una futura invasione. La Russia ha potuto incassare la delegittimazione del suo nemico sul campo, senza concedere nulla in cambio.
Il sovranismo trumpiano non è un’anomalia, ma parte di una tendenza globale che trova in Putin uno dei principali interpreti. Entrambi promuovono un’ideologia centrata sulla supremazia nazionale, il rifiuto delle istituzioni sovranazionali e la visione del mondo come arena di scontri tra potenze. Questo modello riduce lo spazio per il diritto internazionale, per la solidarietà tra popoli e per la difesa dei diritti umani. L’Ucraina, simbolo della volontà di autodeterminazione di un popolo europeo, è vista da questi regimi come una minaccia ideologica: un esempio da soffocare.
La tragedia di Sumy non è solo responsabilità di chi ha premuto il grilletto, ma anche di coloro che hanno creato un clima di debolezza e ambiguità. Il massacro rappresenta il frutto avvelenato di compromessi, ambiguità, silenzi e complicità. Il ritorno al potere di un Trump ancora più radicalizzato potrebbe consolidare un’alleanza informale tra regimi sovranisti, capaci di spartirsi aree d’influenza nel disprezzo del diritto internazionale.
L’Ucraina oggi può sperare solo nella resistenza del fronte democratico e nella definitiva rottura con il sovranismo isolazionista. La lezione di Sumy è chiara: ogni cedimento politico, ogni ambiguità diplomatica e ogni legittimazione ideologica del potere autoritario si traduce in sangue versato. Solo un’Europa unita, sostenuta da un’America saldamente ancorata ai valori democratici, può spezzare l’asse tra Trump e Putin, e impedire che tragedie come quelle di Sumy si ripetano.
Fonti, riferimenti e approfondimenti
- Le dichiarazioni di Trump sulla NATO:
- Nel 2017, Trump ha definito la NATO “obsoleta”, salvo poi ritrattare parzialmente sotto pressione internazionale.
- Nel 2020, ha minacciato il ritiro degli USA dalla NATO se gli alleati non avessero aumentato le spese militari.
- Sospensione degli aiuti all’Ucraina (2019):
- Secondo l’impeachment inquiry della Camera dei Rappresentanti USA, l’amministrazione Trump ha bloccato aiuti militari all’Ucraina (quasi 400 milioni di dollari) per fare pressioni sul presidente Zelensky affinché indagasse su Hunter Biden.
- Fonte: Congressional Research Service, report sul “Ukraine Security Assistance Initiative”.
- Complicità ideologica con la Russia:
- Durante il summit di Helsinki (2018), Trump ha apertamente smentito i servizi di intelligence americani davanti a Putin, affermando: “Non vedo perché sarebbe la Russia” ad aver interferito nelle elezioni del 2016.
- Questo episodio ha suscitato gravi critiche bipartisan negli Stati Uniti.
- Putin e il sovranismo autoritario:
- Il concetto di “sovranità russa” è centrale nella dottrina geopolitica del Cremlino. Viene usato per giustificare azioni militari nei “territori ex sovietici” e per contestare l’ordine liberale occidentale.
- Fonte: Istituto Affari Internazionali (IAI), Dossier sulla “Dottrina Putin” (2022).
- Massacro di Sumy:
- Secondo le fonti del governo ucraino e monitoraggi indipendenti (es. OSCE), la città di Sumy ha subito pesanti bombardamenti tra il 2022 e il 2024, con prove documentate di crimini di guerra, esecuzioni sommarie e uso di armi vietate.
- Fonte: Human Rights Watch, Rapporto 2024 sul conflitto in Ucraina orientale.
- Eredità del sovranismo globale:
- Studiosi come Timothy Snyder e Anne Applebaum hanno documentato il nesso tra il populismo sovranista e l’erosione della democrazia, soprattutto nei paesi dell’Est Europa.
- Consigliata la lettura:
- The Road to Unfreedom (T. Snyder, 2018)
- Twilight of Democracy (A. Applebaum, 2020)






