Abbiamo le idee confuse o siamo comparse di un teatro di cartone, il cui capocomico, ha letto all’incontrario il copione, e chi entra in scena con un abito da cerimonia, tanto per dire, deve recitare la parte dello straccione questuante? Assistiamo a un dramma recitato con gesti toni e linguaggio da farsa e con epilogo doloroso e paradossalmente esilarante?
Guadagniamo un posto in platea e guardiamo in faccia i protagonisti della piéce a parti rovesciate: Giorgia Meloni è una nazionalista/sovranista come Aleksandr Grigor’evič Lukašenko, Presidente della Bielorussia: parla o tace al bisogno a seconda degli umori belligeranti e dei business incombenti del suo “committente”, Donald Trump; Lukašenko è un servo a tutto tondo ed a tempo pieno, perché vive (anzi, respira) grazie a Vladimir Putin. Recita, perciò, una parte facile; gli basta vestire i panni del Capo di Stato, non deve camminare sul filo dell’equilibrista come Meloni. L’una e l’altro, tuttavia, accettano di stare sul menu, “luogo”cui Trump ci deposita, avverte il Presidente canadese Carney: è lui, Trump, lo chef che popone e distribuisce le pietanze a commensali meritevoli.
Benito Mussolini inorridirebbe, se qualcuno nell’al di là osasse segnalarle Giorgia, magari a insaputa della Premier, come sua erede a Roma. Un fascista suddito, seppur immaginario, sarebbe una “patacca”, una pulcinellata. Il mondo al contrario, paradigma del generale Vannacci? Il generale non ha torto, salvo mettersi a sua volta al servizio di Putin, il suo idolo. Anche lui, infatti, ha due parti in commedia: recita il ruolo del nazionalista radicalizzato e quello di servitore folgorato sulla via…Tverskaya, il salotto moscovita.
Ma il copione sottosopra, una sua caricatura invero, regala la beffa.
Una beffa che si materializza, quasi un incubo, con l’ombra di Bettino Craxi che ritorna sulla base di Sigonella ogni volta che si sta sul menu americano, o con l’altro socialista, il Primo Ministro spagnolo, Pedro Sanchez, né nazionalista o sovranista come Bettino, che si affaccia sui teleschermi per bocciare la guerra di Trump, perché di errori gli americani ne hanno fatti fin troppi ed a pagarli sono stati tanti.








