In lista d’attesa, sulle priorità della giornata (15.10.26) le altre notizie: proteste degli agricoltori, pescatori ed autotrasportatori èer il carocarburante; l’inatteso rimproverp della Presidente del Consiglio, Meloni, all’ex amico americano, Donald Trump; la filiera dei prezzi alle stelle; il consiglio europeo con Zelensky all’indomani del tradimento USA sulla fine delle sanzioni alla Russia; lo stato di agitazione degli studenti italiani in tutta Italia; Papa Leone e il suo tumore ai polmoni e così via.
Il cous cous ha guadagnato il soglio, lasciando alle spalle una nutrita concorrenza. E’ stato Paolo Giordano, conduttore urlante di Rete 4, e sentinella della razza bianca sul sacro suolo natio, invaso da precetti religiosi al piunto da archiviare gli indsaccati di casa nostra, la storica produzione di salame a Pordenone.
Il cous cous potrebbe essere un’avanguardia dell’ormai prossima invasione, ed il primo episodio distruttivo di una guerra ibrida, pianificata dalle tribù berbere, sferrando un colpo mortale all’economia italiana. Il fatto che gli utenti, alunni e studenti di fede islamica della scuola di Pordenone, commetterebbero peccato mortale mangiando prosciutto e salame, è un’aggravante, perché oltre al danno economico, il cous cous nelle mense scolastiche dimostrerebbe, secondo Giordano e La Verità, la prova di una attitudine a comportarci da salami, per restare nella materia oggetto del contenzioso.
Per avere contezza della rilevanza assunta dalla guerra fra prosciutto e cous cous, è d’uopo fermarsi agli elementi posti in vetrina dal giornale, e cioè “l’occhio”, quanto sta sopra il titolo (“Siamo sottomessi e salami”), il titolo (“Salami!”), e il sommario sotto il titolo (“Nelle mense scolastiche scolastiche spariscono prosciutto e carne di suino per fare posto al cous cous in nome dell’accoglienza e dell’inclusione”).
Ove ci fosse bisogno di cogliere il senso compiuto del pensiero di Paolo Giordano, potrebbe essere utile soffermarsi sull’incipit dell’autore, ospitato sobriamente anch’esso in prima pagina, con una piccola finestra chiamata a incoraggiare la lettura dell’intero articolo all’interno (“Non siamo mai stati così salami come adesso che rinunciamo a mangiare salami. Come dimostra la notizia che arriva dalla provin- cia di Pordenone: nella patria del prosciutto San Daniele, infatti non (…) “) Per un soffio San Saniele non è stato coinvolto.
Nel caso che desideraste fermarvi alla prima pagina – da conservare in una teca a futura memoria del giornalismo governativo nazionale. negli anni della stabilità – non sentitevi in colpa. E’ già tanto il tempo dedicato agli incubi del conduttore urlante sul salame insidiato del cous cous, che merita molte menzioni, a dire il vero: lo scrivente porta a tavola tutte le volte che può, ritenendolo una pietanza eccellente (specie alla trapanese), senza avere mai trascurato prosciutto e salami, nonostante l’invito dei nutrizionisti a privilegiare carboidrati e cibo “ittico” agli indsaccati saporitissimi.