La legge del doppio standard: ai morti ucraini si può voltare le spalle, ai morti di Gaza, no. I bambini ucraini deportati in Russia o uccisi sotto le bombe, i carri armati e i droni, meritano pietà a Gaza ed in Ucraina. La resistenza ucraina può essere ignorata, la resistenza umana dei palestinesi, no? Zelensky, l’aggredito, può essere impunemente sbeffeggiato, Putin, invece, è un duro da rispettare.
La volontà di un intero popolo, in Ucraina, che per quattro anni non indietreggia, come un sol uomo, davanti all’invasore non desta rispetto, mentre l’armata multinazionale di Putin è soprattutto invincibile.
Ed ancora: perché è inutile resistere al più forte, ed è meglio una brutta pace, cioè la resa e la sudditanza, la rinuncia alla libertà ed all’indipendenza, piuttosto che tenere in vita un conflitto che non si può vincere.
Perché va guardata con fastidio, preoccupazione e paura, la guerra nel cuore dell’Europa, al punto da desiderarne la fine, qualunque essa sia, e la Palestina merita libertà ed indipendenza, e ci fa scendere in piazza, commuovendoci?
Il doppio standard vige anche sulla Palestina e viene confermato ogni giorno ai piani alti dei Palazzi del governo. Su Israele, aggressore, il governo osserva di fatto una attesa comprensiva, tiene in piedi ogni canale di comunicazione diplomatica ed amicale, una cooperazione attiva, ed una “disattenzione” controllata sui divieti da osservare nell’import-export di materiale utile a fabbricare armi ed a finanziare i commerci, mentre sulla Russia di Putin nel governo la fede nella vittoria, nella giustizia, nella buona causa non conosce pause, incertezze, nonostante l’impopolarità, le defezioni.
Le sanzioni, attivate contro la Russia di Putin, non sono promosse dall’Italia contro Israele. Le condanne per le stragi, gli eccidi, le devastazioni, che i governi europei hanno pronunciato con toni forti – Gran Bretagna, Spagna, Francia – non hanno contagiato il governo di Meloni. Nemmeno quel mantra, ormai solo bandiera ma pur sempre emblematico, su due Paesi e due Stati, è riuscito a persuadere il nostro governo.
Qualunque crimine può essere perpetrato a Gaza nel silenzio più codardo e complice dell’Italia. Abbiamo portato bambini malati nei nostri ospedali, che dovre fare di più, abbiamo meso a posto la coscienza e fatto il nostro dovere? L’ipocrisia e la cattiva coscienza dovrebbe farci arrossire. Le sensibilità del governo riemergono a favore dell’Ucraina, nazione europea, e di Zelensky, condottiero forte.
Che cosa pensarne di questo doppio standard, se non “sospetto”, malato, dettato da viltà e da interessi – politici, economici, finanziari – non negoziabili?
L’aggredito va sempre difeso, a Gaza o in Ucraina, e l’aggressore condannato, sia esso israeliano o russo. E il diritto, internazionale, o semplicemente “umano” alla libertà ed alla sopravvivenza, vanno difesi. Ovunque e sempre, anche quando è la “nostra parte” – politica, storica, culturale – a commettere il crimine o disattendere la giustizia.





