Di questo passo sarà Putin a decidere le sorti della campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento in Italia. Nei due “campi”, il largo delle opposizioni e lo stretto della maggioranza, ci sono posizioni filoputiniane ed antiputiniane che vengono illustrate ogni giorno come un mantra, in una specie di costrizione a ripetere, che la psicologia, non la politica, definirebbe “ossessiva e compulsiva”. Vengono rappresentati come principi non derogabili, le opinioni politiche. E questo è allarmante, perché i principi alzano mura invalicabili e, nel caso italiano, creano una condizione nella quale un signore, Putin, che a casa sua tiene sotto scacco il suo popolo, “governa” la politica italiana a suo favore. Accade cioè che quanto è avvenuto negli Stati Uniti prima – l’aiuto determinante a Donald Trump per l’elezione del primo mandato, (oggetto di una inchiesta del Congresso americano), ed alla Brexit del signor Farage in Gran Bretagna, in Italia si sta verificando sul terreno politico, sul posizionamento dei partiti italiani. A viso aperto, insomma, non sui troll nel web. L’influenza di Putin sulla politica italiana, forse aldilà dei propositi del Presidente russo.
La si può pensare come si vuole, ma i fatti sono incontrovertibili.
Nella destra ci sono due partiti, la Lega e Futuro Nazionale, apertamente schierati con Putin, ed un. terzo partito, FDI, apertamente schierato contro Putin. La Lega ha stipulato un patto scritto con cui si federa con il partito di Putin, Russia libera. Il padre-padrone di Futuro nazionale, il generale Vannacci, ha fatto della Russia la sua seconda patria e difende con unghia e i denti le ragioni di Putin, dopo un lungo soggiorno a Mosca come addetto militare dell’Ambasciata italiana.
Nel campo largo, Putin ha aperto una faglia, traccia una specie di spartiacque fra le posizioni del PD e quelle del M5S: da una parte il sostegno al Paese aggredito da Putin con gli aiuti necessari e dall’altra la fine dell’aiuto militare, come viatico per la pace.
Come si debba arrivare alla pace – quale sia il terreno di cui la trattativa deve disporre – non lo fa sapere nessuno. La pace si può ottenere assai facilmente con la resa, il passaggio, di fatto, dell’Ucraina nella sfera russa e la consegna di una sostanziosa fetta del territorio al Cremlino, ma gli ucraini preferiscono morire piuttosto che arrendersi.
Lasciando da parte il merito, comunque, ciò che appare assai opaco, è la trincea scavata fra le due parte, l’inderogabilità delle opinioni, diventate principi inviolabbili.
L’ambasciatore russo in Italia ha recentemente riferito che in Italia la Russia conta molta sia fra le file della maggioranza di governo, quanto nell’opposizione ed ha espresso il suo compiacimento per questo risultato, pur non trascurando di denunciare la russofobia della stampa italiana.
E’ l’antico antiamericanismo della sinistra comunista a favorire l’immagine del regime putinista? La nostalgia postcomunista dell’URSS? Che cosa promuove una sudditanza indotta, che non ha precedenti?
A destra non mancano i sostenitori di Putin, non solo nel partito nascente di Vannacci, ma anche nel populismo, da sempre guidato e protetto dalla Russia di Putin con la fabbrica di fake, le interferenze, gli attacchi ibridi, l’impegno profuso nell’operazione “specialissima” di smantellamento dell’Unione Europea insieme con Donald Trump.
Il pacifismo è una pulsione dell’anima virtuosa: va rispettato e in linea di principio condiviso, ma la sua deterrenza nel confronto con chi riconosce una sola legge, la legge della forza, oltre che “rischioso” è del tutto ininfluente per il raggiungimento del fine.
Lo spettacolo di un Paese che sprofonda in una crisi politica per le ambizioni di Putin di tornare alla Grande Russia degli Zar, appare indecente in un contesto drammatico per l’economia, i bisogni inevasi e la coesione sociale in Italia. Se fosse una disfida sulle opinioni, idee, valutazioni, e nient’altro, si sarebbe una composizione delle divergenze, facendo prevalere la responsabilità e la trasparenza. Chi indossa l’abito della pace ha il dovere di proporre una trattativa che tracci il percorso, indichi le condizioni, salvi le ragioni delle parti in conflitto. La pace non è resa, ma l’adozione di misure che permettano agli antagonisti di accettarla. Altrimenti è una vile ipocrisia, che cerca il consenso elettorale e imbroglia le carte.





