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A CIMINIERE SPENTE/4 I primati che fanno arrossire Gela

19/06/2024
in Articoli, Yesterday
Reading Time: 3 mins read
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di Salvatore Parlagreco

Le opere incompiute non sono da addebitare al destino cinico e baro, ma ad un sistema di programmazione dei lavori e degli appalti che conduce all’interruzione dell’opera.

Ragioni note: i finanziamenti non coprono il costo completo dell’opera, la burocrazia ha tempi biblici, l’erogazione delle risorse si fermano in concomitanza dei cambi al vertice delle istituzioni. Oppure l’impresa appaltatrice fallisce in corso d’opera perché si è aggiudicata la gara di appalto sotto costo, o ancora la magistratura sequestra il manufatto perché ha scoperto la mano della mafia nei subappalti. Scelte scellerate dilapidano risorse pubbliche accrescendo il deficit di servizi, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia.

La Sicilia è in testa alla graduatoria delle opere incompiute, ci sono personaggi pubblici cui non dovrebbe essere permesso di mostrare la faccia da una finestra e invece raccolgono l’ossequio nelle piazze.
Gela tuttavia non concorre con altre città affollate di “incompiute” per il semplice fatto che non ha avuto santi protettori e si è perciò costruito poco e niente. Poco male, è in compenso in testa alla speciale classifica di opere, compiute e abbandonate. Qualche pietra miliare, come il Palazzo di Città, la troviamo negli anni cinquanta, quando è stato finanziato da Salvatore Aldisio.

La Sicilia è in testa alla graduatoria delle opere incompiute, ci sono personaggi pubblici cui non dovrebbe essere permesso di mostrare la faccia da una finestra e invece raccolgono l’ossequio nelle piazze.
Gela tuttavia non concorre con altre città affollate di “incompiute” per il semplice fatto che non ha avuto santi protettori e si è perciò costruito poco e niente. Poco male, è in compenso in testa alla speciale classifica di opere, compiute e abbandonate. Qualche pietra miliare, come il Palazzo di Città, la troviamo negli anni cinquanta, quando è stato finanziato da Salvatore Aldisio.

La peculiarità più stramba è un’altra: le poche opere realizzate non servono a niente. Qualche esempio? Il parcheggio che si affaccia sul Lungomare, cinque piani costruiti e lasciati morire di morte lenta.
C’è dell’altro, naturalmente: la stazione ferroviaria. Attesa per decenni, inaugurata in pompa magna, ha vissuto qualche anno. C’è, ma è come se non ci fosse: mancano i treni. Ne passa uno al giorno. Una cattedrale nel deserto, espressione affibbiata alla fabbrica ingiustamente, visto che è stata costruita con una filosofia autarchica (porto, dissalatore, centrale a carbon coke, ecc).

La stazione ferroviaria ha bisogno di treni, ma è dal tempo delle “littorine” che un ponte ferroviario sulla tratta Gela-Caltagirone è franato e le Ferrovie dello Stato hanno passato la mano alle compagnie di trasporto privato con la complicità delle autorità regionali.
Ciò che vi abbiamo raccontato non fa notizia. Non importa niente a nessuno. Gela è il petrolchimico, con i suoi problemi, e basta. E’ curioso che davanti alla stazione ferroviaria ci sia il terminale degli autobus privati di linea.

Vi racconto un aneddoto.Degli amici mi hanno accompagnato al terminale dei bus per raggiungere Catania il giorno dopo Ferragosto, la biglietteria della compagnia di bus era chiusa così abbiamo atteso l’autobus proveniente da Catania per pagare il biglietto. Il conducente prima di farci salire sul bus ci ha invitato a recarci alla stazione ferroviaria, dove avremmo potuto acquistare il biglietto. “Ecco a che cosa serve la stazione ferroviaria”, ho commentato.

Non vorrei farla lunga, ma come si fa a non ricordare che Gela dispone di due Palazzetti dello Sport di fatto non utilizzati per mancanza di fruitori (dilettanti e professionisti). Mentre lo stadio di calcio è ancora inagibile, sicché la squadra locale è stata costretta per un’intera stagione disputare le partite di campionato nella vicina Licata o altrove. E magari finirà come per la stazione ferroviaria: ci sarà lo stadio agibile ma mancheranno le squadre
Tutto questo avviene nel luogo in cui lo Stato ha speso più risorse che altrove nel Mezzogiorno d’Italia.

Se pensate che la causa sia da ricercare nei livelli d’intelligenza dei gelesi vi sbagliate. I commerci sono floridi e non manca la volontà di scommettere nell’impresa. E’ vero che il numero dei malati di mente è piuttosto alto, e si fa poco o niente per curarli, ma questo non c’entra niente con il deserto di opere pubbliche realizzate e l’abbandono di quelle sorte. Sono infatti quelli con la testa sulle spalle, in prima fila nelle dispute pubbliche, a regalare a Gela il primato dell’idiozia. Un mistero.

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Tags: gelaincompiutesalvatore aldisio

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