Il caso Goldberg è un po’ strano. Tutti sembrano credere che una specie di casualità, cioè l’errore cialtrone di un tizio che segna i numeri delle chat su Signal, abbia portato al direttore dell’Atlantic, Jeffrey Goldberg, il cui numero è stato inserito nella lista dei chattari, le informazioni dettagliate di sicurezza nazionale che i grandi dell’Amministrazione Trump (Pentagono, Vicepresi- denza, Fbi, Cia, Consiglio per la sicurezza nazionale, staff della Casa Bianca) si scambiavano illegalmente e sciattamente su una app commerciale criptata ma infiltrabile e senza adeguati controlli. …la Casa Bianca e il Pentagono mentono spudo- ratamente, è il loro nuovo mestiere, o vecchio come il cucco ma mai così sfacciato, forse, e dicono che è uno scandaletto da due dollari, che nessuno ne è responsabile e tantomeno colpevole, che non c’è niente di strano nel comunicare a estranei con notevole antici- po operativo a che ora e in che giorno una squadriglia di F-18 verrà lanciata contro le basi houthi e obiettivi umani (terroristi)
I dubbi amletici di Giuliano Ferrara, (Il Foglio, 27.3.25), dubbi che tali non sono, perché il sarcasmo ci sta e come, sono la premessa di un severo giudizio sull’amministrazione americana al tempo di Donald Trump, giudizio che ci riguarda da vicino perché i protagonisti del Chat-gate hanno nelle mani, letteralmente, la vita e la morte del mondo così come lo conosciamo. Basta un clic e parte, non un post, ma un missile nucleare che scatena il finimondo. O volendo restare a livello intermedio, questi signori possono decidere le fortune e le sventure europee, cosa che, comunque la pensi Giorgia Meloni, riguarda l’Italia, fino a prova contraria parte del Vecchio Continente.
Antonio Di Bella, ex Rai, il giornalista più informato e lucido sulle vicende americane, testimone oculare di eventi incresciosi (Capitol Hill ), riferisce nel corso di un talk a La7, che un ex marine. Americano molto ascoltato, ha definito il chat-gate, con un acronimo che, tradotto in italiano significa “fottuti al di là di qualsiasi recupero”. Insomma, una catastrofe.
Alla disperata ricerca di un colpevole, la Casa Bianca ha dapprima minimizzato l’impossibile, incolpando il giornalista, che si è trovato dentro l’incredibile leggerezza (vice Presidente Vance consigliere della Difesa, Mike Walz, ed altri…), e poi ha rassicurato l’America che si è trattato di un errore al quale si è posto rimedio; di sicuro non succederà più. Si può stare tranquilli? Nient’affatto, magari non useranno più Signal, l’equivalente di Whatsapp, ma potrebbero combinarne altre, ben più gravi.
Tutti sapevano, ricorda Di Bella, che Walz non aveva le competenze richieste per fare quel lavoro, tanto che per farlo accettare avevano promesso di creare attorno a lui una specie di cintura di sicurezza, gente capace di evitare errori, ed invece si sono fidati, nonostante illuminanti precedenti consigliassero diversamente. Accanto al consigliere della Difesa, dice Di Bella, c’è un branco di “fratelli molto muscolari, dilettanti fanatici”. Una follia, aggiunge il giornalista, se si tiene a mente che in occasione dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, a Walz, insignito della Legion d’onore per meriti militari, fu impedito di presenziare alla cerimonia a causa dei tatuaggi inneggianti il suprematismo bianco di estrema destra. Un tipo poco raccomandabile, insomma, ha assunto un ruolo chiave nella struttura di potere statunitense, e può coinvolgerci in altre catastrofi, stavolta non solo a danno dei militari americani che stavano per compiere un attacco contro i terroristi jemeniti.
Der Spiegel ha ottenuto i dati di contatto di Mike Waltz, di Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence statunitense, e di Pete Hagseth, il segretario della Difesa: “Attraverso questi dati pubblicamente disponibili, scrive Der Spiegel, servizi segreti ostili potrebbero violare le comunicazioni delle persone coinvolte, infettando i loro dispositivi con spyware. È quindi ipotizzabile che agenti stranieri abbiano ascoltato le conversazioni quando Gabbard, Waltz e Hegseth discutevano in una chat di Signal, insieme ad altri, di un attacco militare”.
La chat-gate ci ha rivelato anche quanto poco ci ami l’amministrazione americana, poiché nella conversazione, facilmente intercettabile, del gotha statunitense ci sono insulti e giudizi “molesti” verso l’Europa, al punto che viene espresso il rammarico di dovere ordinare un’azione di guerra che favorisce i parassiti europei, colpendo milizie che disturbano la navigazione di navi europee. Che si tratti di un dialogo free, cioè libero di cautele, e quindi veritiero, non ci sono dubbi.
Lo stato dell’arte è questo, l’Europa che pure ha tante colpe da farsi perdonare, deve vedersela con fanatici dilettanti allo sbaraglio, che ignorano i codici politici e di riservatezza nazionale.







