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Preparano l’Italexit geopolitica. La “quinta colonna” italiana in Europa, governo bilingue russo-americano

28/03/2025
in Articoli
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Mentre la guerra in Ucraina entra in una fase di ulteriore intensificazione -altro che pace -e l’Europa discute nuove forme di deterrenza autonoma, il governo italiano si distingue per una posizione ambigua, talvolta compiacente verso gli interessi di Mosca e di Washington. La proposta avanzata dal presidente francese Emmanuel Macron – una “forza di rassicurazione” da schierare in Ucraina – ha incontrato il favore di paesi come Regno Unito, Canada, Australia, Svezia, Finlandia, Olanda e gli altri membri della Joint Expeditionary Force, pronti a sostenere un’iniziativa euro-atlantica anche in assenza di un pieno appoggio americano.

In netto contrasto, Roma appare reticente, se non apertamente ostile. Il vicepremier Matteo Salvini ha bollato l’iniziativa come contraddittoria rispetto agli sforzi di pace, dichiarando: «Mentre si tratta per la pace, parlano di armi e soldati». Un’affermazione che riecheggia – nella forma e nella sostanza – la retorica del Cremlino, secondo cui l’Occidente sarebbe il vero ostacolo alla fine del conflitto.

Ma la questione non si esaurisce in una semplice divergenza di vedute. Salvini, e con lui una parte del governo italiano, non ha mai rinnegato il patto siglato nel 2017 tra la Lega e il partito Russia Unita di Vladimir Putin. Un accordo tuttora in vigore, mai sospeso, nemmeno dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Questo legame, formalmente ancora attivo, costituisce un’anomalia grave all’interno di un Paese membro della NATO e dell’Unione Europea, e getta dubbi sulla piena affidabilità dell’Italia nel consesso euro-atlantico.

Nel frattempo, Giorgia Meloni oscilla tra l’atlantismo di facciata e l’opportunismo strategico, che favorisce Trump. Ha chiesto il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nella coalizione dei “volenterosi”, quasi a voler delegittimare l’iniziativa franco-britannica, consapevole della contrarietà statunitense. E’proprio l’ambasciatore informale di Trump, Steve Witkoff, ad aver bollato il piano Macron-Starmer come “una posa”, respingendo l’idea di un intervento europeo. Una posizione sovrapponibile a quella di Mosca, ancora una volta.

Dietro la posizione della Premier, c’è la volontà di lasciare spazio di manovra al Presidente USA e preservare così un canale privilegiato con Donald Trump, in vista di un suo possibile ritorno alla Casa Bianca. Si delinea così una frattura profonda: da un lato, un’Europa che tenta – faticosamente – di costruire una propria autonomia strategica, come pilastro della NATO in un mondo post-trumpiano; dall’altro, un’Italia che pare giocare su due tavoli, pronta a sacrificare la coerenza strategica sull’altare della tattica politica interna.

Il sospetto è che l’Italia stia coltivando, sotto traccia, una forma di Italexit geopolitica: non una rottura formale con l’Unione, ma una sottrazione progressiva di impegno, visione e responsabilità. Un disallineamento soft, ma costante. A vantaggio di chi? La risposta è inquietante: di chi auspica un’Europa debole, divisa, ricattabile.

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Tags: geopoliticaItalexitJoint Expeditionary Forcemacronmeloniputinquimnta colonnaRussia Unita.salviniStarmertrump

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