This is a great time to buy! Do it!. Il tweet di Donald Trump, e non solo, ha fatto dello show sui dazi, che fa traballare il mondo, il giallo dell’insider trader. La Grande Rapina si è materializzata nelle ultime ore, grazie ad alcuni indizi inequivocabili. Il crollo dei mercati di ripulito il portafogli di tanta gente, ma ha regalato guadagni dell’ordine di 2.100 miliardi.
Ora si scrive e si denuncia apertamente lo scandalo, sulla stampa e al Congresso degli Stati Uniti, dove i democratici hanno chiesto di sapere tutto, anche io dettagli di quel saliscendi di annunci, misure e contromisure, che hanno provocato il terremoto.
Donald Trump, appena qualche giorno fa, aveva proposto alla “sua” America un video nel quale gratifica alcuni nababbi, indicandoli alle masse, come gente in gamba. “Lui ha guadagnato due miliardi di dollari e lui 900 milioni di dollari”. S’aspettava di ricevere l’omaggio dei sui concittadini, a quanto pare, oltre che dei beneficiari di quella fortuna, caduta dal cielo, insieme alle notizie che facevano tremare i mercati. E’ un episodio che ci lascia sbigottiti: il Presidente USA sembra sfidare il senso comune. Oltre ogni immaginazione. Ciò che per mezzo mondo appare come una ammissione di responsabilità, oggettiva a ben pensare, per l’inquilino della Casa Bianca, è un oggetto di vanto. E quell’invito a comprare in pieno terremoto nelle Borse, che cosa è se non una prova di una condizione – mentale ancorché politica – che suscita domande su questo enigma di madre natura, forgiatosi durante una vita da nababbo, spericolata e “al di sopra di ogni aspettativa”?
Chi ci ha guadagnato Eè stato baciato dalla fortuna o è stato avvisato?
Se Trump fosse l’amministratore delegato di un’azienda, commenta il Corriere della Sera, il suo «Buy» via Truth ( social trumpiano) gli costerebbe probabil- mente un’inchiesta per manipolazione del mercato. Il 15 maggio i deputati americani dovranno rivelare i prodotti finanziari che hanno comprato. La Grande Rapina, insomma, assume contorni giuridici; primo step, il Congresso, già oggetto di “attenzioni” malevole da parte dei sostenitori di Trump fuori dalla grazia di Dio per avere perso contro Biden.
Il precedente, appena accennato, non serve a stimolare la memoria storica, ma un invito a ragionare sull’enigma Trump, sull’asticella che misura il livello di spregiudicatezza. Ciò che avrebbe messo i brividi perfino ad Al Capone, finito in galera a vita per non avere pagato le tasse, non lo sfiora nemmeno. Narcisismo, diagnosticano, come se si trattasse di un male incurabile con il quale bisogna convivere ed adattarsi. Trump ha creato tale panico e tale incertezza sui mercati e sull’economia americana (e del mondo intero), che anche i compassati cinesi, abituati a misurare gesti e parole da seimila anni, si sono tolti il testale ed hanno rivolto agli europei un invito a rispondere al “bullo”, che vuole rovinarci tutti quanti, facendo fronte comune.
I democratici americani – la notizia è fresca – hanno aperto il “fascicolo”. Adam Schiff, senatore della California, ha chiesto “un’indagine per accertare se ufficiali della Casa Bianca e membri della famiglia Trump siano stati informati in anticipo del rinvio dei dazi e abbiano investito di conseguenza in Borsa”. «Sta per scoppiare uno scandalo di insider trading», ha annunciato il senatore del Connecticut, c «Il tweet delle 9.30 rende chiaro che Trump era impaziente che i suoi facessero soldi grazie a informazioni riservate che solo lui conosceva: chi era al corrente in anticipo e quanto ci ha guadagnato?».
Occorre attendere un mese, il tempo entro il quale i parlamentari statunitensi saranno obbligati a riferire quali prodotti finanziari hanno comprato in questi ultimi mesi. «I membri del Congresso che hanno acquistato azioni nelle ultime 48 ore farebbero meglio a dichiararlo adesso», ha suggerito la deputata Alexandria Ocasio-Cortez. «Stiamo per scoprire un paio di cosette».
La Casa Bianca si è difesa, spiegando che è compito del presidente “rassicurare i mercati e gli americani sulla loro sicurezza economica di fronte all’allarmismo incessante dei media».
Insomma lo Sceriffo di Nottingham ha compiuto il suo dovere sollecitando i suoi cittadini a comprare azioni mentre i suoi annunci affondavano le Borse. Ed è contento, come s’è visto, che i più diligenti e meritevoli abbiano accolto le sue sollecitazioni al momento giusto, guadagnando una montagna di dollari. Così contento che s’aspetta l’applauso degli americani.
Potremmo concludere consolandoci che non sono affari nostri. Ma sbaglieremmo, perché lo Sceriffo con le sue mattane può farci sprofondare in un baratro, la faglia di Sant’Andrea che minaccia da sempre le coste settentrionali degli Stati Uniti, arriva fino a noi e ci sorpassa.
Il tira e molla non è affatto finito, la moratoria (sospensione di 90 giorni) lascia intatti i dazi sulle automobili, l’acciaio e l’alluminio in Europa. Stringe il cappio, insomma, e la corda arriva a casa nostra. Un guaio, in Italia lo Sceriffo di Nottingham può contare su una guardia d’onore, in testa Matteo Salvini, e, Giorgia Meloni, defilata ma assai generosa verso la Casa Bianca.
Se 15 maggio lo scandalo esplodesse fragorosamente nei paraggi della Casa Bianca, loro non percepirebbero nemmeno il più lieve rumore.







