Ignazio La Russa, siciliano di Paternò, seconda carica dello Stato si prende sulle spalle il caso nato sul giornale “La Verità”, di proprietà del parlamentare FDI Angelucci (cliniche private), sul piano del Quirinale illustrato dal consigliere Garofani per disarcionare Giorgia Meloni da Palazzo Chigi. Contrariamente alle dichiarazioni del capogruppo parlamentare FDI, Bignami, e della stessa Meloni, che l’hanno sollevato dopo la pubblicazione di un articolo con firma anonima, il caso non è affatto chiuso, anzi si è ingarbugliato con uno scenario del tutto inedito, che vede protagonisti la prima carica dello Stato (suo malgrado), e la seconda, il Presidente del Senato.
La Russa, in una intervista, ha giudicato inopportuna la permanenza del consigliere Garofani, uno dei dieci nominati da Mattarella, al Quirinale, chiedendo nella sostanza il suo allontanamento. Il Presidente della Repubblica, concede La Russa, non c’entra niente con le esternazioni di Garofani (cena con amici romanisti in un ristorante nel centro della Capitale), , derubricando l’accusa de “La Verità”, lasciata volutamente ambigua (il Presidente non c’entra con il piano del Quirinale), ma ha mantenuto fermo il punto, ribadendo i rilievo mossi dalla Premier Meloni.
Di fatto, dunque, il “caso” viene trasferito da La Verità alla Camera dei deputati, e da questa alla seconda carioca dello Stato, valorizzandone l’entità. Né tregua, né armistizio, né pausa di riflessione.
Il contesto va tenuto in mente. Il caso esplode all’indomani delle minacce del Cremlino contro il Capo dello Stato Italiano, e di una seduta del Consiglio di Difesa nazionale, presieduta da Mattarella, che ha lavorato sul dossier del Ministro della Difesa Crosetto, dedicato sabotaggi ai danni delle nostre infrastrutture del nostro Paese, servizi essenziali, industrie elettriche reti di comunicazione, la guerra ibrida addebitata alla Russia, che ad avviso di Crosetto destabilizza e danneggia l’Italia (“una minaccia che non conosce confini”)
Il Presidente della Repubblica si è esposto in più occasioni sulla Russia a proposito dell’aggressione dell’Ucraina, più di quanto abbia fatto il governo italiano, nel quale il Vice Presidente del Consiglio, Salvini, ha più volte negato che la Russia costituisse un pericolo per gli italiani, minacciati semmai da sud, a causa degli immigrati.
Piuttosto che una manifestazione di sostegno e di unità nei confronti del Quirinale, bersaglio di minacce non prive di rischi (anche personali), la seconda carica dello Stato tiene proietta in Italia e nel mondo una contestazione verso la Presidenza della Repubblica.
Chiedersi perché, a questo punto, non è legittimo, ma cruciale.
Si vota a maggio, Meloni creerà il caso per uscire dalla palude. La fonte non è Nostradamus
Si vota a maggio. No, a novembre, il 28 domenica. Il balletto della data si balla dentro FDI, il partito...








