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Milioni di italiani finanziatori di Hamas? La partita doppia di Netanyahu e del governo italiano

31/12/2025
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L’inchiesta sui presunti finanziamenti di Hamas nasce dal materiale investigativo consegnato alla magistratura italiana dall’intelligence israeliana su input del governo, presieduto da Netanyau, su cui pendono due provvedimenti giudiziari, uno istruito in casa e l’altro dalla Corte internazionale penale dell’Aia. Il processo casalingo è stato rinviato più volte: finché c’è guerra, Neranyahu non corre rischi. Ha appena sottoposto al suo protettore, Donald Trump, l’opportunità di un nuovo attacco a Teheran: la tregua non ferma il processo. La Corte dell’Aia ha chiuso le indagini, spiccando un mandato di cattura tre anni or sono per gli eccidi compiuti a Gaza: Israele non riconosce la Corte, come gli Stati Uniti, perciò può ignorare l’addebito. Non si difende, anzi si ritiene perseguitato a causa dell’ondata di sentimenti antisemiti che pervade il mondo. Tutti contro di lui, dall’Nazioni Uniti alle organizzazioni umanitarie e all’Aia.

L’Italia, che ha fondata a Roma la Corte, fa il pesce in barile; in compenso il Vice Presidente del Consiglio, Salvini, ha più volte espresso il desiderio di ricevere Netanyahu a Roma, per la sua operosa solidarietà un riconoscimento dal governo israeliano. Israele è stato uno dei partner commerciali più solidi dell’Italia, soprattutto nella fornitura di materiale bellico durante l’impegno militare israeliano a Gaza. L’Italia è stato, dopo gli Stati Uniti, uno dei finanziatori d’Israele più autorevoli.

Questa premessa non inficia la sostanza: l’inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas ha portato nelle carceri italiane sette palestinesi deve essere vagliata dalla magistratura italiana perché verifichi se gli atti forniti dagli investigatori di Netanyahu contengano valide prove. Agli arrestati viene attribuita la colpa di avere finanziato Hamas, l’organizzazione terroristica che il 7 ottobre di due anni or sono commise orrendi crimini e sequestrò più di un centinaio di israeliani.

Qualcosa va però ricordata. Da venti anni i palestinesi raccolgono denaro per aiutare Gaza. Dicono di di averlo fatto per alleviare le sofferenze del loro popolo e finora erano stati c reduti. I donatori non sono solo palestinesi espatriati, ma anche italiani che con generosità hanno elargito risorse per la sopravvivenza di milioni di persone, donne e bambini compresi, ridotti alla fame, all’indigenza a causa sulla striscia di Gaza.

Hamas è una organizzazione terroristica, non v’è alcun dubbio, ma c’è stato un tempo in cui godeva, sottobanco, dei favori di Israele, quando l’Autorità palestinese di Abu Mazen, avendo ricevuto un riconoscimento formale delle Nazioni Unite, rappresentava un soggetto politico ed istituzionale titolato a governare la Palestina (la formula di due popoli e due stati, avversata da Israele, oggi). Hamas vinse le elezioni e soppiantò l’Autorità palestinese a Gaza, si radicalizzò e si trasformò in una pedina di Paesi come l’Iran e Qatar, nemici storici d’Israele.

In Medio Oriente si sono verificati, invero, anche percorsi inversi: è il caso della Siria di Assad, ex autorevole e feroce capo di una delle fazioni dell’Isis, che è la nutrice dell’estremismo fondamentalista. Assad ha cambiato pelle, grazie alla Turchia prima, agli Stati Uniti ed all’Europa poi. Trump, recentemente, ha riservato all’ex capetto dell’Isis alla Casa Bianca grandi onori. Niente è per sempre a quanto pare, e si può rientrare nel mondo dei buoni anche quando si ha sulla coscienza ce tinaia di morti.

Nel 2022 il Bureau israeliano competente ha accusato sei Ong palestinesi di appartenere al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e ritenute perciò legate al terrorismo. Le proteste di Amnesty International, Onu, istituzioni  diversi governi europei e di alcune componenti della società civile israeliana non sono state prese in alcuna considerazione. E così, ancora oggi, la Union of Palestinian Women’s Committees (UPWC), la Adda-meer-Prisoner Support and Human Rights Association, il Bi-san Center for Research and Development, la Al-Haq Organization, la Defense for Children International – Palestine (DCI-P), e l’Union Of Agricultural Work

Committees, cui si deve la sopravvìvenza della popolazione palestinese imprigionata in una sacca inespugnabile, sono tuttora considerate organizzazioni terroristiche. Lo stato di assedio ha fatto di Hamas un canale privilegiato. L’estremismo israeliano ha regalato un enorme potere ad Hamas.

La storia ci ricorda anche che le scelte politiche dei “plenipotenziari” odierni dipendono dagli interessi contingenti delle nazioni e spesso, come nel caso degli Stati Uniti e non solo, dagli interessi più vicini, quelli di famiglia. Ne consegue che i collettori dei finanziamenti a favore del popolo palestinese hanno goduto della comprensione di quegli Stati, che oggi invece, li giudicano complici del crimine.

E allora, come stanno le cose?

L’inchiesta della magistratura italiana aperta dagli investigatori di Netanyahu è certamente un atto di giustizia: vanno perseguiti i finanziatori della barbarie di Hamas se sarà provata la loro diretta complicità negli eccidi, e cioè che fossero consapevoli dell’uso illecito delle risorse. Ma c’è una sfera morale che non contempla punizioni né processi, nella quale vanno valutati gli eccellenti rapporti fra i due governi, quello italiano e l’israeliano che asfaltava Gaza con i suoi abitanti, e le relazioni, altrettanti eccellenti, fra le milizie libiche e le istituzioni italiani che, disobbedendo alla Corte dell’Aia non mettono le manette al kapò libico Almasri, accusato di assassini e stupri e lo mandano a casa con un volo speciale dell’aeronautica militare italiana.

Non è tutto: il gran lavoro di Netanyahu ha raggiunto un duplice obiettivo: è servito al governo Meloni per criminalizzare l’intero mondo Pro-Pal, sceso nelle piazze italiane in massa e avventuratosi con la Flottiglia in mare per far conoscere al mondo la decimazione di un popolo.

Questa storia sa di vendetta politica. Si tenta di far passare l’idea che gli italiani dei cortei pro-palestina siano finanziatori di Hamas, assolvendo il massacro di settanta mila palestinesi. E’ troppo, decisamente troppo. Non sarà mai cancellato ciò che è stato fatto a Gaza, così come non è stato cancellato ciò che ha fatto il nazismo agli ebrei.

 

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Tags: Abu MazenAdda-meer-Prisoner Support and Human Rights AssociationAl-Haq OrganizationassadAutorità palestineseBi-san Center for Research and DevelopmentDefense for Children International - Palestine (DCI-P)gazaIsisonuSiriaUnion Of Agricultural WorkAmnesty InternationalUnion of Palestinian Women's CommitteesUPWC

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