Quando i boys di Ranucci gli chiesero lo stato di salute di alcuni giornali governativi italiani, editi dal tycoon della sanità privata, Giangaetano Bellavia rispose che chiunque avrebbe chiuso battenti, re bus sic stantibus, così stando le cose: costavano una montagna di soldi ma avevano entrate modestissime. E allora, come campano, sarebbe stata la domanda successiva, inevitabilmente? Viene di rispondere, in mancanza d’altro, con le parole rivolte a Carlomagno, che Italo Calvino affidò ad Agilulfo, il Cavaliere inesistente: “Per volontà vostra, e grazia di Dio” (più o meno), durante la defatigante rassegna annuale delle forze in campo.
La volontà non basta; servono le mance sottobanco e soprabanco. L’impresa, dunque, investiva su altro, cioè l’attività di affiancamento del governo ed essa giustifica l’esborso voluminoso, perinde ac cadaver, ( “allo stesso modo di un cadavere”, iconica locuzione usata da Sant’Ignazio di Loyola per gli appartenenti all’ordine religioso).
La premessa è necessaria per presentare uno dei personaggi che ci rendono meno pesante il fardello della bugiarderia imperante.
Giangaetano Bellavia è da decenni consulente in molte inchieste di criminalità economica, l’«esperto» più conosciuto dai telespettatori italiani per la sua assidua e resiliente collaborazione con Report e 100 Minuti de La7, e dai magistrati italiani per i quali ha assiduamente operato con profitto e rigore. Inimitabile il suo profilo professionale: non tergiversa mai, in pubblico e in privato. Ad ogni quesito postogli davanti alle telecamere, sorriso e poche parole illuminanti dalle quali il giudizio, spesso la condanna morale, arrriva asciutta e inequivocabile.
Ebbene i file di Bellavia, dati estremamente sensibili, sono stati copiati, più di un milione: c’è tutta l’Italia che conta in quei file, quella che ha avuto a che fare con la giustizia o con i furbetti del quartierino, spesso aggrappati a personaggi politici di prim’ordine (il quartierino è un termine iconico, non riduttivo). E’ stata aperta una inchiesta per iniziativa dello stesso professionista, che ha denunciato una ex professionista dello studio per l’ipotesi di «accesso abusivo a sistema informatico» nella copiatura, tra il 18 giugno 2024 e il 25 settembre 2024, di «a milione di file costituenti il know how dello studio» Bellavia.” (Corriere della Sera, 2.1.26)
L’attività oggetto di indagine anticipa, è quasi contemporanea, ad un episodio che ha provocato sconcerto ed indignazione, l’attentato a Sigfrido Ranucci, al quale hanno fatto saltare l’auto, parcheggiata accanto alla sua residenza laziale, ed a una esposizione mediatica dello stesso Ranucci, oggetto di attacchi da parte di influenti rappresentanti delle istituzioni. La coppia Ranucci-Bellavia, ha preoccupato l’Italia che conta, segnatamente l’area di governo.
L’attentato avrebbe dovuto consigliare il giornalista della Rai a non “esagerare” con le sue inchieste. Il consiglio non è stato accolto.
L’attività spionistica in Italia da due anni – forse più – a questa parte gode di una stagione assai florida: i casi di intercettazioni malevole a danno di giornalisti e di rappresentanti di OGN hanno suscitato molte domande, rimaste inevase, perché è stato usato un costosissimo soft, chiamato Paragon, di produzione israeliana, il cui uso è stato concesso all’Intelligence italiana e può essere autorizzato solo dal governo, segnatamente il Presidente del Consiglio. L’azienda che lo ha prodotto ha tolto formalmente la licenza d’uso al governo italiano quando si è scoperto che attraverso Paragon erano stati messi sotto controllo dei giornalisti, italiani e non solo. Il governo ha smentito il coinvolgimento nella intercettazioni, ma l’inchiesta è rimasta impantanata, poiché il governo italiano risulta l’unico soggetto ad avere usufruito delle prestazioni di Paragon, attraverso l’Intelligence, e gli intercettati avevano svolto inchieste giornalistiche sull’attività del principale partito di governo, Fratelli d’Italia.
Questo scenario torbido, tuttavia, non autorizza a ipotizzare un collegamento fra gli episodi e quindi responsabilità, seppur lasci tanti dubbi sull’attività svolta da Paragon ed altri soft (molto costosi) in Italia.
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