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Le zanne del lupo mannaro sul Venezuela. Petrolio e affari, attacco al potere. Il resto è ball-sheet

03/01/2026
in Articoli
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Mi chiedo se ci sia qualcuno, sano di mente, che creda a Donald Trump salvatore della democrazia dopo il suo attacco militare al Venezuela ed alla cattura del Presidente della Repubblica, Nicolas Maduro, e sua moglie, in camera da letto.
Maduro sarà processato a New York: è accusato da Trump e non da un tribunale, di essere il capo di un cartello della droga, (notoriamente presidiato dai narcos colombiani.) Il fatto che sia il Presidente di un Paese che vende petrolio in gran quantità, e di non stare dalla parte di Trump, sarebbe ininfluente. Magari sarebbe un addebito accessorio, come la sua insolente contrapposizione, ideologica e…d’affari, al Presidente USA.
La Casa Bianca imprime così una svolta alla storia del mondo: è lecito attaccare militarmente un paese straniero quando e come si vuole se si hanno mezzi e strumenti per farlo. Le buone ragioni non servono più. Non neppure bisogno di coinvolgere il Parlamento (Congresso USA), come pretende la Costituzione americana, ed in deroga alle più elementari regole del diritto internazionale.
Trump ha fatto tutto da solo: ha aperto il fascicolo delle indagini sul Presidente del Venezuela, ha istruito e celebrato il processo, espresso il verdetto di colpevolezza. Iter completo e ben definito: l’imputato è stato colpito da mandato di cattura e portato in ceppi nel luogo dove la vicenda giudiziaria potrà fregiarsi del sigillo formale.
Ora Trump vorrebbe pure che lo applaudissimo perché ci ha tolto di mezzo un Presidente autoritario, che ha pilotato le elezioni e trattato duramente gli oppositori. Un illiberale, insomma, giusto come il mandante della sua cattura. La gerarchia dei bisogni è altra. Se prevale la regola del più forte torniamo al sesto secolo prima di Cristo, quando la giustizia era un fatto privato e non esistevano i tribunali.
Gli Stati Uniti non c’entrano niente in questa storia, nemmeno i Maga c’entrano qualcosa: la terribilità dell’aggressione, per le conseguenze che innesca, non può che essere oggetto di preoccupazione per i cittadini a stelle e strisce, a prescindere dal colore politico.
Il golpismo è tutta farina del sacco di un uomo d’affari che ha deciso di usare il lanciafiamme per cancellare ogni regola di diritto nazionale ed internazionale, in patria e fuori dalle mura amiche. C’è chi applaude, crede che ne sia valsa la pena, perché Maduro è un tiranno e meritava di essere tolto di mezzo. Così come ci fu chi plaudì nel 2021 al sacco del Congresso USA, ispirato da Trump, arrabbiato per la sconfitta elettorale, su cui pende un giudizio negli USA per il grave episodio golpista (giudizio messo in pausa dall’Alta Corte federale USA per il tempo del mandato elettorale). Gli indizi c’erano tutti per farsi un’idea di ciò che bisognava aspettarsi, ma i giudici dell’Alta Corte avevano doveri di riconoscenza verso il Presidente che li aveva nominati.
Dopo il Venezuela chiunque si senta di incrociare le spade con Trump è autorizzato a fare altrettanto: la diga dell’Occidente “appeso” alle regole del diritto internazionale è saltata per volontà di chi l’ha costruita, protetta e tenuta in piedi. Le operazioni speciali di Israele e Russia ai danni di Ucraina e Palestina rientrano ora nell’unica legge da rispettare, la legge della forza; non è casuale che siano state benedette dalla Casa Bianca.
L’intervento militare in America del Sud, preparato secondo metodi dell’Intelligence USA, visti e rivisti al cinema, potrebbe innescare una guerriglia interna fra sostenitori del Presidente catturato e gli oppositori, molti dei quali avrebbero auspicato una transizione democratica (settantamila gli italiani residenti in Venezuela).
La Dottrina Monroe è stata sconfessata da Roosvelt, cui dobbiamo l’intervento degli USA in Europa contro il nazifascismo. Trump ha portato l’orologio della storia indietro di due secoli circa. Forse più indietro, giacché è stata ripristinata la pirateria, l’assalto al nemico in mare aperto, ovunque esso si trovi. Anche in camera da letto, come nel caso di Maduro. Che non ci è mai piaciuto, perché i suoi metodi di governo sono simili a quelli di chi lo ha catturato.
Altri episodi avrebbero potuto avvertire l’eccezionalità del momento che stiamo vivendo – Iran, Nigeria – ma il golpismo ai danni di un grande Paese come il Venezuela è un’altra cosa (pericolo nucleare, cristiani perseguitati).
C’è anche la cosiddetta Dottrina Monroe, tutta americana, secondo cui l’America, Nord e Sud, è un dominion statunitense. E chi non ci sta, ne subisce le conseguenze.
Trump ha detto di stare meditando sulla sostituzione di Maduro: Machado, Premio Nobel per la Pace, è cosa sua e sarebbe una buona copertura d’immagine all’attacco militare, ma è troppo presto, bisogna crearle un’accoglienza ben protetta? Il salvatore dei venezuelani non ha una buona immagine, a sua volta: è pur sempre un suprematista Yankee bianco, narciso, che s’illumina solo quando fiuta un affare. La stessa bandiera che sventola la Machado.
E l’Italia? Una nota breve di Palazzo Chigi sul Venezuela “molto italiano”: “metodo sbagliato, l’azione militare non è la strada giusta da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”.
Il narcotraffico, di marca colombiana, dunque legittima l’attacco al Venezuela. Ipocrisia, sudditanza, finzione indecente.
Le strade della droga sono tante, quanto quelle della provvidenza:, la mappa degli obiettivi è larga: si tratta di solo di scegliere quelli giusti per colpire, minacciare i disobbedienti. Chi pensava che la guerra ibrida fosse legata ai sabotaggi, ai droni, agli hacker si sbagliava. Le nostre opinioni sono state concesse in appalto alla Casa Bianca.

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Tags: attacco militarecartellocolombianodrogadroniguerra ibridahackermaduronarcotrafficosabotaggitrumpvenezuela

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