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Allarme rosso: dopo le toghe rosse, le cattedre rosse. I boys di Fdi schedano i prof. Report in campo

31/01/2026
in Articoli
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La sequenza è ormai riconoscibile. Un questionario, presentato come innocua indagine conoscitiva ma in realtà carico di un sottotesto intimidatorio, è stato lanciato dai boys di Fratelli d’Italia, con ogni probabilità non all’insaputa dei vertici. L’obiettivo è trasparente: individuare, censire, forse schedare docenti “in odore di sinistra”, sospettati di esercitare una docenza ideologicamente orientata.

L’iniziativa nasce dalla partecipazione di molti – troppi, agli occhi della destra meloniana – alle recenti manifestazioni di piazza, e dall’idea che i giovani politicamente impegnati a sinistra, pur non essendo organici ad alcuna forza politica, possano contare sulla sponda della scuola. Anzi, peggio: che siano stati formati, se non addirittura contagiati, da docenti militanti.

Al di là della goffa e sinistra riedizione della “caccia ai rossi” dotati di cattedra, colpisce l’attenzione prioritaria riservata a una presunta e inquietante presenza di professori “sinistri”: una presenza tutta da dimostrare, sia per consistenza numerica sia per reale incidenza culturale.

È davvero questo, dunque, il problema della scuola italiana?

Una scuola lasciata ai margini dell’agenda pubblica, con docenti sottopagati, edifici inadeguati, risorse insufficienti e una didattica spesso ferma, non per colpa di chi insegna, ma per responsabilità strutturali e formative mai affrontate. Una scuola costretta a competere con macchine di informazione e formazione potentissime, dispositivi tecnologicamente imbattibili che saturano il tempo e l’attenzione dei giovani, relegando il magistero scolastico in spazi sempre più angusti. Eppure sostenuta, nonostante tutto, da un manipolo – purtroppo minoritario – di docenti preparati, rigorosi, animati da autentico senso civile.

La questione è eminentemente politica. Perché l’iniziativa lascia intravedere una volontà precisa: creare il problema della “cattedra di sinistra”, costruire una narrazione della docenza come attività partigiana, e aprire così la strada alla legittimazione di controlli, schedature, forse interventi legislativi. Il questionario infatti non è aperto, ma riguarda solo una delle parti in causa.;non s’interessa della presenza di prof in odore di destra o liberali.

Dobbiamo allora aspettarci un fronte nuovo, modellato su quello già aperto contro la magistratura? Una magistratura ormai interamente riclassificata come area politica di opposizione. Il referendum sulla giustizia è figlio di questa lunga e ostinata rincorsa: una disputa politica e legislativa che mira a sottrarre legittimità a chi esercita il controllo di legalità. Gli atti di governo – a qualunque livello – che vengono sottoposti a verifica, censura o sanzione da parte dei magistrati civili, penali o amministrativi, sono diventati il criterio di attribuzione ideologica. Chi non ratifica, chi indaga, chi eccepisce, chi vigila, è una “toga rossa”.

Dobbiamo prepararci allo stesso trattamento per i professori?
Al docente che educa al dubbio, al pensiero critico, al rispetto delle regole e dei diritti, verrà appiccicata l’etichetta di “prof rosso”? Se così fosse, non saremmo di fronte a una polemica contingente, ma a un disegno più ampio: ridurre l’autonomia di tutti quei corpi intermedi che, per mandato costituzionale, non devono obbedire al potere, ma alla legge, alla conoscenza, alla libertà di insegnamento.

Ed è allora che il problema smette di riguardare la scuola o la magistratura. Riguarda la qualità stessa della democrazia. Il mitico Report ne avverte la rilevanza e gli dedica una inchiesta.

 

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Tags: boys Fdicattedre rossequestionarioReporttoghde rosse

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