La frana non è arrivata inaspettata. Perfino l’ex Presidente della Regione, Musumeci, oggi Ministro del governo Meloni, si è lamentato, ricordando che si tratta di una catastrofe annunciata. Contro chi abbia protestato, non si capisce, visto che è stato dalla parte di coloro che avrebbero dovuto evitare il disastro. Chi s’è tenuto i soldi nel cassetto e perché? La via di fuga è la burocrazia, che non ha volto né nome. Troppo comodo.
Ciò che ci dice la catastrofe di Niscemi è tanto, parla da sola. Proviamo a elencare la sequenza dell’insabbiamento (mai termine appare tanto a proposito), ponendoci nella prospettiva di chi sa poco o niente e deve cercare di capirci qualcosa:
1) in Sicilia, ed in Italia si può costruire una città sulla sabbia: non ci sono geologi o i geologici ci sono e le loro indagini sono errate? o sono corrette e puntuali, come sospettiamo, e di esse non si è tenuto alcun conto?;
2) i movimenti franosi si sono verificati anche altre volte (l’ultimo movimento franoso nel 1996) ed hanno segnalato il grave rischio che Niscemi avrebbe potuto essere cancellata: non si è proceduto al monitoraggio ed alla manutenzione necessarie o si è provveduto ai controlli e i segnali di pericolo non sono stati avvertiti? O sono stati avvertiti e ignorati, al pari delle condizioni “strutturali” del terreno?;
3) nella classifica, ignota, sulla priorità degli interventi “di emergenza” italiani e siciliani la montagna di sabbia su cui è stata costruita la città, non ha guadagnato la prima fila: o l’ha guadagnata e, come pare, i finanziamenti stanziati sono rimasti “in custodia” (Stato, Regione)?; disattenzione, o distrazione consapevole di risorse? chi si farà carico di stanare i responsabili di questa vergognosa assenza (del governo nazionale e regionale)?
In cima a tutto c’è una nota posizione politica del governo in carica, che sulla crisi ambientale e il riassetto idrogeologico del paese, non solo glissa ma fa mostra (e predica), di pragmatismo, sinonimo di buonsenso, sottostimando irresponsabilmente le conseguenze del cambio climatico, fino addirittura a disconoscerlo e negarlo del tutto.
Il Parlamento regionale siciliano è intervenuto “a latere” su Niscemi: lo ha fatto servendosi del voto segreto per chiedere al governo Meloni che una parte delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto, e non spendibili per le lacune tecniche rilevate dalle autorità di controllo, siano trasferite alla Regione per Niscemi. La modalità di voto non può passare inosservata. L’Assemblea regionale avrebbe potuto votare con voto palese, non trattandosi di un obbligo procedurale, ma ha compiuto una scelta politica, che la dice tutta sul ruolo secondario che svolge e sul “coraggio” dei deputati regionali (affini al governo Meloni). Il timore di infastidire l’addetto ai lavori (dello Stretto), il Vice Presidente del Consiglio, Matteo Salvini, e la Premier, ha consigliato uno strumento utile al mascheramento. Una sola eccezione, il Presidente della Regione, Renato Schifani, che sulla distrazione di risorse dal Ponte a Niscemi ha espresso il suo dissenso. Di tale scelta non può menare vanto tuttavia: dovrebbe provare rossore ancora più acuto dei deputati “mascherati”, essendo prevalso l’obbedienza alla scuderia piuttosto che a Niscemi.