L’edera, la canzone di Nilla Pizzi a Sanremo 1958, parla di un amore tormentato ed intenso, tipico della gioventù. Sembra di ascoltarne le parole, e in sottofondo la tenera musichetta, ascoltando Giorgia Meloni che proclama di fatto a Addis Abeba la sua impegnativa appartenenza alla dottrina MAGA del caro Donald Trump. Nessuno invero aveva messo in dubbio il suo “maghismo” duro e puro, ma l’incontro di Berlino con Merz e l’ipotesi di un asse Roma-Berlino, e il dissenso espresso dal cancelliere a Monaco davanti ad una platea europea -dissenso, non solo politico ma esistenziale- ha reso necessario il giuramento, potendo ingenerare sospetti Oltreoceano. No, non ho ammainato bandiera a stelle e strisce, insomma.
“Non condivido le parole di Merz su Maga”, ha perciò detto la Premier, spazzando via dubbi e fraintendimenti, e con essi l’idea che l’Italia potesse stare dalla parte dell’Europa. Nel pronunciare la fine prematura dell’asse Roma-Berlino, almeno la sua reale irrilevanza, Giorgia Meloni canta come Nilla Pizzi sul palco dell’Ariston, ( “..avvinta come l’edera/ “Perché in ogni mio respiro/ Tu senta palpitare il mio cuor/ Finché luce d’amor/ Sul mondo splenderà/ Finché m’è dato vivere/ A te mi legherò/ A te consacrerò la vita…”).
Purtroppo, non possiamo liquidare la vicenda con un sorriso: non si tratta di amore e fedeltà. Essere avvinti all’edera di Donald Trump è una impegnativa accettazione di uno stile di vita, non solo una dottrina politica. E’ la sconfessione della nostra cultura, delle nostre tradizioni, del nostro modo di stare al mondo. Significa far parte di una brigata di prepotenti, pieni di odio verso chiunque intralci il suo cammino.
La dottrina MAGA (Make America Great Again) non è perciò solo uno slogan elettorale: è una dottrina che poggia sulla potenza, identità e sovranità; la forza, la paura, il risentimento, l’appartenenza severa: America prima di tutto, sia sul piano economico sia geopolitico: protezionismo economico, dazi commerciali e rilocalizzazione industriale. Rilegge la legalità in chiave decisionista: la sicurezza precede le procedure, la legge; trasforma il conflitto politico in guerra culturale permanente; divide il campo tra “popolo reale” ed élite globaliste; diffida delle istituzioni multilaterali (ONU, NATO quando non funzionale agli interessi USA), della scienza; combatte le regole ovunque esse siano vigenti, come in Europa, rifiuta il multilateralismo e gli organismi internazionali di mediazione dei conflitti. I media tradizionali sono considerati ostili, l’immigrazione una minaccia strategica e culturale. Lo Stato federale tradizionale è un ostacolo ad una leadership forte ed esecutiva.
E’ una visione del mondo fondata su potenza nazionale, conflitto culturale e leadership personalizzata. Nei piani Maga gli alleati vanno influenzati e resi obbedienti attraverso la comunicazione diretta, spesso polarizzante, da esercitare come arma politica sevendosi di strumenti digitali e algoritmici per mobilitare consenso e identità.
E’ tutto questo che Giorgia Meloni ha scelto.
Noi che c’entriamo con tutto questo?







