Il ministro di Giustizia Nordio qualche giorno fa aveva parlato di un «sistema para-mafioso» creato dalle correnti nel Csm, senza far nomi. Il troppo è troppo, Mattarella è sceso in campo, esercitando il suo ruolo di arbitro, garante della Costituzione e del bilanciamento dei poteri, diventato contendibile per la sfida ingaggiata dal governo di centrodestra ai giudici con il referendum sulla separazione delle carriere. I poteri dello Stato vanno rispettati, chi ingaggia il conflitto fra i poteri dello Stato, mina le sue fondamenta: il principale destinatario del “rimprovero” è proprio il Ministro di Giustizia, Nordio, mandato in prima linea dalla Premier Meloni nella prima fase della campagna referendaria, alla vigilia di un probabile ingresso impegnativo non scevro dai pericoli di una disfatta, assai pericolosa per le sorti del rinnovo del Parlamento il prossimo anno.
L’intervento “super partes” del capo dello Stato è stato accolto favorevolmente dalle forze politiche in modo bipartisan, che promettevano morigeratezza, ma a poche ore dalla prolusione di Mattarella nel Consiglio Superiore della Magistratura, dove è stata pronunciata, è arrivato il video registrato da Palazzo Chigi, che commenta con durezza la sentenza del tribunale di Palermo che riconosce un risarcimento all’Ong, assolta dell’accusa di avere disubbidito all’ordine di non sbarcare dopo 45 giorni in mare, i migranti soccorsi. Una sentenza conseguente agli oneri di ormeggio affrontati, del tutto scontata, che Meloni ha trasformato in una conferma della volontà dei giudici di fermare l’azione di contrasto dell’immigrazione e mantenere un ruolo di primazia fra i poteri dello Stato. Il governo non è sordo, non ascolta per scelta. E’ una sordità ad intermittenza, succube delle acrobazie della Premier. Lanciato l’ennesimo anatema, ha recitato la parte della rispettosa osservante delle istituzioni (“Opportuno e giusto il richiamo del Capo dello Stato”). Meloni colpisce, si sfila: di lotta e di governo, sempre inquieta, divisiva.
Così si consuma l’ennesimo uso strumentale delle sentenze, ordinanze, decisioni della magistratura, al fine di ottenere il consenso elettorale richiesto da parte della Presidente del consiglio,
L’appello di Mattarella è così caduto nel vuoto: il magistrato, nella lettura di Meloni, deve rispondere alla politica di ciò che decide quando giudica ed interpreta la legge. I cittadini italiani subiscono la suggestione di una giustizia di parte: gli effetti della chiamata di “correo” della Premier, al di là dei dividendi alle urne, sono gravi: la giustizia è la pietra ad angolo dello Stato. L’esecutivo ha messo in ombra il Parlamento, diventato un passacarte del governo. L’agibilità in cabina di comando deve essere piena ed indiscutibile. Nessun controllo, vigilanza, voce discorde. Deve prevalere la legge del mare a bordo del naviglio e non la legge dello Stato.
Siamo nella sala d’attesa di una svolta autoritaria, che allinea di fatto l’Italia all’America di Trump.
La Casa Bianca ha pubblicamente annunciato il sostegno ai movimenti nazional populisti europei; l’obiettivo è la disgregazione della temutissima Unione Europea nemica dei tecno-imperatori statunitensi, padrini di un mondo senza regole, manipolabile e subordinato. Tutto si tiene, insomma. Quanti sono consapevoli di ciò che accade? E quanti, pur consapevoli, ci stanno consegnando ad un futuro di sudditanza?
(La vignetta è di Altan, ed è stata pubblicata da La Repubblica)








