Rogoreto – la difesa prematura di un agente che ha ammazzato un pusher- passerà alla storia come il suicidio politico del governo Meloni: il prodotto da arroganza, impudenza e..ansia di prestazione.
L’autorità giudiziaria, sia giudicante che requirente (Procura), avrebbe oggi ragione di sollevare l’esistenza di una sorta di incompatibilità ambientale. Le pubbliche e ripetute accuse del governo rivolte ai magistrati hanno creato un clima di ostilità da non permettere la necessaria serenità per giudicare ed indagare. A prescindere dai fatti, in linea di principio, i magistrati devono rispondere, pregiudizialmente, di non fare il loro lavoro con onestà e indipendenza di giudizio, di favorire delinquenti e clandestini, e volere sostituirsi al governo legittimo della nazione. L’alternativa qual è? Sospendere l’attività giudiziaria fino al voto referendario?
Sorprendente il parallelismo fra il governo Meloni e la Casa Bianca, impegnata in un “processo” ai giudici della Corte suprema, che ha bocciato i suoi dazi globali, decisi senza autorizzazione del Congresso: anche negli USA, giudici sul banco degli imputati, devono rispondere di tradimento, idiozia, di fare gli interessi degli stranieri, “comportamenti che devono farci vergognare”.
Il Vice Presidente del Consiglio, Matteo Salvini, aveva assolto l’agente (“Più legittima difesa di così! Il Pubblico Ministero ha aperto un fascicolo odioso per omicidio volontario…”); la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha fatto dell’episodio ed altri, argomenti utili per accusare di doppiopesismo i giudici e di creare consenso a favore della separazione delle carriere. Il capogruppo di FDI, Bignami, ha proposto un sillogismo: la magistratura indaga il poliziotto e non il pusher. Se volete liberarvi di questa magistratura votate Sì.
E poi c’è un decreto del Consiglio dei Ministri, proposto all’indomani di Rogoreto e lasciato in parcheggio, che vuole istituire uno “scudo legale” a favore degli agenti di polizia”, cioè una specie di liberatoria in linea di principio, cui è seguita una raccolta di firme (quasi ottomila) a favore.
La svolta inaspettata delle indagini su Rogoreto è nata grazie alle indagini del Pubblico Ministro, Giuseppe Tarzia, e dei poliziotti, colleghi del presunto omicida in divisa, e da una esemplare comunicazione del magistrato inquirente e del questore, che hanno ricostruito la scena trovando gli elementi per perseguire “le mele marce che stanno al nostro interno”. Il poliziotto che ha sparato sarebbe stato in affari con la vittima, una sorta di regolamento dei conti.
I magistrati, funzionari e i poliziotti, forse sono migliori dei nostri governanti? Di sicuro rappresentare la separazione delle carriere come una iniziativa garantista, con una visione giustizialista dei fatti di cronaca, crea un corto circuito, che confonde le idee a chiunque voglia farsi un’idea su ciò che viene chiamato a votare.








